John Irving – The World According to Garp

Per chi volesse avere pieno controllo della propria vita. Sapendo che non ci riuscirà.

“T.S. Garp always suspected he would die young. ‘Like my father,’ Garp wrote, ‘I believe I have a knack for brevity. I’m a one-shot man.’ “

Non ci sono molte parole da spendere su questo romanzo, se non per consigliare di leggerlo. Subito.

“The World According To Garp” (“Il mondo secondo Garp”) è stato pubblicato per la prima volta nel 1978, ma potrebbe essere stato scritto ieri, oggi o domani. Nella prefazione dell’edizione più recente (in foto, anno 2019), a fronte degli ultimi eventi politici che hanno coinvolto gli Stati Uniti, lo stesso Irving si meraviglia e si amareggia nel constatarne la sua contemporaneità.

Ma chi è Garp? Il protagonista del romanzo è uno scrittore alle prime armi, oscurato dal dirompente successo dell’autobiografia di Jenny Fields, sua madre, che nel raccontare come è avvenuto l’insolito concepimento del figlio è diventata senza volerlo una bandiera del movimento femminista. Al contrario, le pubblicazioni del figlio hanno inizialmente un mediocre riscontro, e le sporadiche vendite sembrano in gran parte dovute alla fama della signora Fields. Per quanto poco appetibili, i tentativi editoriali del giovane Garp vengono descritti dettagliatamente nel romanzo, a partire dal suo primo racconto lungo, “La Pensione Grillparzer”, di cui si assiste alla nascita e che viene riportato interamente: un insuccesso commerciale, risultato del viaggio a Vienna della famiglia monogenitoriale Fields-Garp, in cui si mescolano spie di sogni altrui, saltimbanchi, critici di alberghi e un impacciato orso ciclista. Ma questo primo fallimento, così come i successivi, non impediranno al protagonista di maturare e scrivere ancora, fino a trovare la quadra commerciale che in ultimo gli permette di affermarsi, sfruttando però (involontariamente) la tragedia più grande che potesse capitargli.

Questo romanzo dunque parla di uno scrittore e del mondo dell’editoria? No, se non in minima parte.

In effetti, “Il mondo secondo Garp” affronta tutto quello che accade oltre la storia principale, e usa il protagonista come una cavia non troppo collaborativa, per regalare a chi legge una boccata di un mondo che (non) cambia negli anni. Si passa dalla Seconda Guerra Mondiale ai problemi dell’immediato dopoguerra, dalla rivoluzione sessuale alla lotta contro le discriminazioni, da atroci episodi di pedofilia e violenza di genere al movimento per i diritti delle donne: questo per citare solo alcuni dei temi trattati. Tutti questi elementi sono visti e raccontati tramite gli occhi di Garp, il quale è a sua volta un colabrodo di sentimenti contrastanti, ma assolutamente umani: l’amore e l’iper preoccupazione verso la sua famiglia in primis, ma anche una costante insoddisfazione e la tendenza al tradimento, il cinismo, la sensazione di non vedere mai riconosciuti i propri meriti e l’ironia nel vedere celebrato solo quello che per lui non ha valore. E soprattutto l’impazienza nel volere controllare tutto quello che lo circonda per evitare il dolore, e ogni volta cascarci a capofitto. Perché di dolore e di morte questo libro è pieno, al punto da traboccare ed impregnarne le pagine.

Ma come si fa a parlare della morte senza assumere un tono grave e compassato, senza cadere in cliché dovuti alla buona creanza e al fatto che sì, abbiamo il vago sentore di dover morire ad un certo punto della nostra vita, ma non vorremmo parlarne mai per esorcizzarne lo spettro? La stessa domanda potrebbe essere posta anche riguardo al sesso – o alla pericolosa lussuria, come la definirebbe Jenny Fields – altro argomento magari più sdoganato, ma sempre ostico (tutti sappiamo che esiste il sesso, ma che imbarazzo parlarne). Ecco, a farci avvicinare al sesso e alla morte ci pensa Garp. E lo fa a modo suo, prendendo facciate e grandi sberle su entrambi i fronti, accumulando tragedie su errori, inverosimili coincidenze su colpi di testa. Usando il sarcasmo come risposta dalla vita e strappando al lettore ben più risate di quanto si fosse messo in conto, viste le premesse distruttive. Facendoci conoscere dei personaggi incredibili, delicati ma tenaci, che orbitano intorno a Garp e lo sfidano, lo umiliano, lo accolgono. Sua madre, femminista a sua insaputa; sua moglie, il vero pilastro della casa; e le sue amicizie, tra cui una transessuale ex giocatrice di football ed una ragazzina con la lingua mozzata in seguito ad una violenza sessuale. I suoi figli, così amati e protetti dall’essere quasi morti, e lo spettro di un altro bambino che riaffiora con le fasi lunari, mentre una mostruosa marea annuncia nuove ed imminenti disgrazie.

Nel commentare l’opera, William McPherson ha scritto che “Il mondo secondo Garp” è “un romanzo meraviglioso, pieno di energia ed arte, divertente, terrificante e straziante allo stesso tempo”, e non si può non essere d’accordo con lui. Nelle sue 516 pagine non ce n’è una in cui tutte queste emozioni non siano mischiate assieme, e se nell’insieme aiutano chi legge a farlo sentire più vivo, vi è comunque il rovescio della medaglia, riassunto nella stoccata finale dell’opera:

“In the world according to Garp, we are all terminal cases.”

“Nel mondo secondo Garp, siamo tutti dei casi disperati.”

Perché il mondo di Garp e’ anche il nostro mondo, e nel caso non sapessimo di procedere inesorabilmente verso la Fine, o facessimo finta di non saperlo, ci pensa Irving a ricordarcelo un’ultima volta.

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