Per chi fosse ancora chiuso in casa e volesse approfondire l’argomento.

“If you had to summarize it in one sentence, you could say that the history of private life is a history of getting comfortable slowly.”
In “At Home. A short history of private life” si ride e si impara in egual misura, se non fosse che imparare divertendosi è già di per sé un piccolo miracolo. Autore di tale gemma è Bill Bryson, una leggenda vivente nel mondo della saggistica, capace di rendere avvincente anche la descrizione di un corridoio o di un mattone laterizio. In questo libro, edito da Guanda Editore nel 2011 col titolo di “Breve storia della vita privata”, si indaga sul concetto di casa da tutte le angolazioni possibili, dai rifugi preistorici alle più moderne abitazioni vittoriane, proiettate verso l’era moderna. L’analisi procede con un senso ordinato e logico, focalizzando ogni capitolo su un determinato spazio abitativo – ingresso, salotto, bagno, cucina, camera… – e dedicando la stessa dose di importanza, onestà ed humor anche quegli spazi che oggigiorno sono destinati a tutt’altra attività rispetto al passato, o sono spariti in quanto di poca utilità, oppure non si sa bene a cosa servissero (in primis, la misteriosa plum room: “We call it plum room for no other reason than that the walls were painted that colour when we moved in, and by accident the name stuck…”). Basterebbe questo per rivalutare le stanze del proprio appartamento, e varcarne la soglia con occhi diversi.
“The bedroom is a strange place. There is no space within the house where we spend more time doing less, and doing it mostly quietly and unconsciously, than here, and yet it is in the bedroom than many of life’s most profound and persistent unhappinesses are played out. If you are dying or unwell, exausted, sexually dysfunctional, tearful, racked with anxiety, too depressed to face the world or otherwise lacking in equanimity and joy, the bedroom is the place where you are most likely to be found.”
A tale esilarante – benché effettivamente preciso ed erudito – compendio sulla casa, corrisponde una parallela analisi sull’umanità, un contenitore slegato che raccoglie le più disparate nozioni sociologiche e morali, fino ad arrivare a parlare di diritti in generale, della situazione della donna e del lavoro minorile nel corso dei secoli, di evitabili carestie ed epidemie dilaganti alle quali corrispondono altrettanto impressionanti abitudini igieniche. Ma non è tutto…
“The widespread belief that people in the pre-electrical world went to bed at nighfall seems to be based entirely on the presumption that anyone deprived of robust illumination would be driven by frustration and retire.”
In “At home”, grande spazio è dedicato alla descrizione di errori umani clamorosi e soprattutto alla celebrazione di quelle scoperte fortuite ed incredibili intuizioni che hanno letteralmente portato la luce (elettrica, per citarne una) dove prima non c’era, fatto sì che fosse possibile progettare con pochi spiccioli il Crystal Palace a Londra ed erigere la Torre Eiffel in Francia, quest’ultima davanti allo sguardo orripilato – ma anche un po’ incuriosito – dei parigini (“His full name was Alexandre Gustave Boenickhausen-Eiffel, and he was headed for a life of respectable obscurity in his uncle’s vinegar factory in Dijon when the factory failed and he took up engineering. He was, to put it mildly, very good at it.”). Bryson racconta con lo stesso entusiasmo ed interesse anche di quelle scoperte ben più casalinghe, novità architettoniche e traformazioni del pensiero comune che hanno portato all’affermarsi di elementi presenti nella casa attuale, che probabilmente oggi si danno per scontati: che servirebbe una porta per accedere ad una stanza, altrimenti è inutile concepire la seconda, dell’importanza di disporre le finestre seguendo un piano di costruzione sensato, cioè non a casaccio, della fondamentale e dettagliata utilità dello sciacquone in bagno, del concetto stesso di “comodità” rappresentato dalla rivoluzionaria imbottitura delle sedie in salotto. E soprattutto, non poteva mancare un capitolo sul quel pericolosissimo mezzo che ogni giorno viene affrontato con leggerezza e senza alcuna attenzione: le scale, protagoniste di un’ indimenticabile, emozionante dissertazione in cui tutte le proprie certezze sulla vita casalinga vengono spazzate via da semplici considerazioni sull’atto di piegare un ginocchio per calpestare dei gradini ed accedere ad un livello posto più in alto o in basso rispetto a dove ci si trova, riuscendo possibilmente e successfully a non morire nel farlo.
Una canonica come pretesto per dissertare sulla storia dell’umanità, con al centro l’Inghilterra e i suoi straordinari ed eccentrici protagonisti, ma non solo. Quante cose ho imparato, quanto mi sono divertito!
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