Donna Tartt – The Goldfinch

Per chi pensasse alla vita come ad un’opera d’arte.

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Protagonista di “The Goldfinch” (Il cardellino) è Theo Decker, un tredicenne di stampo dickensiano a cui un giorno accade una cosa orribile ma prodigiosa,  riuscendo infatti a sopravvivere ad un attentato terroristico in un museo, in cui sua madre perde la vita, e al tempo stesso ad impadronirsi di un dipinto dal valore inestimabile, con l’intento di salvarlo dalle macerie ma di fatto divendone l’unico, furtivo proprietario. Lottando tra i sensi di colpa, il trauma subito e la straziante mancanza di una figura materna per lui così importante, sballottato tra ricche case in cui è ospite (e viene fatto sentire tale) ed un padre che lo vede alternativamente come una fregatura o una fonte di reddito, Theo è a malapena consapevole della portata del suo segreto, capace di tenerlo ancorato al passato ma soprattutto di farlo sentire diverso da tutte le altre persone che conosce. Passano gli anni, ed il protagonista entra in contatto con delle persone stravaganti, grazie alle quali impara ad amare l’arte ed il restauro, una passione che si apprende con il silenzio, con i piccoli dettagli, con il cuore prima ancora che con gli occhi. La sua esistenza si rivela costantemente in bilico tra due poli fluttuanti, in uno spazio indefinito tra adolescente sbandato ed allievo prodigio: droga, alcool e amicizie al limite della legalità da un lato, ed il ritornare in un luogo magico in cui il tempo sembra non passare, in cui l’accoglienza, l’insegnamento e l’amore scandiscono i minuti dall’altro. La vicenda si evolve in modo incalzante, sciorinando eventi inaspettati e anche qualche clichè, si trasforma in un thriller – cosa di cui il lettore avrebbe fatto volentieri a meno – ma non è così importante. Si è talmente affezionati a Theo che si perdona tutto, sia a lui che all’autrice. 

“Your descriptions of the desert -that oceanic, endless glare- are terrible but also very beautiful. Maybe there’s something to be said for the rawness and emptiness of it all. The light of long ago is different from the light of today and yet here, in this house, I’m reminded of the past at every turn. But when I think of you, it’s as if you’ve gone away to sea on a ship -out in a foreign brightness where there are no paths, only stars and sky.”

“Le tue descrizioni del deserto -quel suo infinito, bagliore oceanico- sono terribili ma anche bellissime. Forse tutta quell’asprezza e vacuità contengono un po’ di poesia. La luce di molto tempo fa è diversa della luce di oggi, e tuttavia, qui, in questa casa, ogni angolo mi ricorda il passato. Ma quando penso a te, ti immagino a bordo di una nave, diretto verso una luce straniera, un posto senza strade, solo stelle e cielo.” 

“The Goldfinch” è uno di quei romanzi che non vorremmo finissero mai. Non a caso, rientra nella fortunata categoria dei best-seller, ed è vincitore del Premio Pulitzer per la Fiction nel 2014. La sua definizione più calzante è quella del London Review of Books, che definisce il romanzo “a children’s book for adults”, un libro la cui storia ed il linguaggio appartengono alla categoria della letteratura per i più giovani, destinato però ad un pubblico adulto. E come tutti i romanzi di formazione, ha il pregio di far ricordare e rievocare a chi legge – qualsiasi età il lettore abbia – emozioni conosciute in passato, siano esse recenti o di molti anni prima: lo spavento provato la prima volta che si è dovuta affrontare l’idea della morte, a causa di un lutto per la perdita di una persona cara; l’idea di sicurezza e protezione, la prima volta che ci si è affiancati ad una guida, qualcuno che ci aiutasse a disporre in modo migliore i tasselli della nostra vita; il senso di esclusività ed invincibilità, vorace e trascinante, la prima volta che ci si è imbattuti in un vero amico e che lo si è ricosciuto tale. Ma soprattutto, “The Goldfinch” ricorda al lettore la prima volta che ci si è trovati con un’intera vita davanti e si è avuta la sensazione di poterne fare ciò che si vuole, e da artisti improvvisati, scalatori di sbagli ed improbabili inventori di se stessi, ci si è sentiti liberi di intraprendere qualsiasi strada avessimo davanti. Un periodo – la giovinezza – presente solo una volta nella vita, ma i cui effetti si avvertono a distanza di dieci, venti, cinquanta anni.

Pur non essendo perfetto,  “Il cardellino” è forse anche per questo un romanzo indimenticabile, da leggere e rileggere, dedicare, condividere.

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