Per chi si abbandonasse alle infinite possibilità della lingua italiana.

“Non riesco a trovare nemmeno un nome di scrittore contemporaneo da mettergli vicino” (Guido Piovene)
Come preannuncia la quarta di copertina, questo libro è incredibile ed il suo autore impossibile da catalogare. “Domingo il favoloso” si potrebbe definire una novella contemporanea, i cui personaggi sono un tutt’uno con le parole che li descrivono; anzi, sono le parole ad essere protagoniste, utilizzate in un modo nuovo e inaspettato, riuscendo ad infrangere ogni regola sinestetica e contaminando ogni sfera sensoriale con vibrazioni provenienti da tutt’altre fonti. Un anziano avvocato non mostra solo i segni della vecchiaia, ma diventa “alto e trasparente, (…) composto da innumerevoli strati di carta velina”. Capo Armano, zingaro anch’egli in età senile, potente nemico che Domingo arriva a sfidare, è “quasi statua dissepolta, roccia in sfacelo. Perché l’uomo risultava immenso e pur diafano, malato ma con apparenze d’eterno, solcato di vene, anfratti muschiosi, squame rughe protuberanze e tuttavia leggero nel gesto, l’occhio carico di fulmini”. In una surreale Torino, che come un pozzo magico muta e si espande avvolgendo le imprese notturne di Domingo, anche l’amore diventa poesia, librandosi leggero sopra i comuni cliché, e non facendosi nominare se non una volta, perché se per parlare di sentimenti bastano pennellate di ricordi felici, è l’ombra della morte a riportare tutto all’altezza del suolo.
“Vide Arianna. Era nella trama d’una foglia che tendeva ormai ad ingiallire. Disegnata come una figura trasparente, Domingo l’accarezzò, prese a parlarle. La foglia sul balcone muoveva, raccolta nell’ultima luce del tramonto, lungo il bordo accartocciato si perdeva la mano d’Arianna, salutandolo. (…) Chinandosi, lui vide ancora qualche macchiolina bianca, che il verde circondava di vaghi contorni. Picchiettò un poco finché gli parve di sentir ridere.”
Ed infine c’è Domingo, personaggio indimenticabile, forte bevitore, imbroglione sconsiderato, giocatore d’azzardo, con le sue risate di scherno e un’esistenza solitaria, che sfugge i legami e mal sopporta i consigli, finché un giorno non si imbatte in una profezia e in una donna-bambina dalla pelle blu: una folgorazione che lo trasforma in una nuova figura, in bilico tra sognatore, asceta e Re senza corte dei miracoli. Un incontro che cambierà per sempre la sua vita e un po’ anche quella di chi legge, colto del tutto impreparato a questo fiume di parole azzeccate ed incantevoli, che pungolano gli occhi, diluiscono le ultime pagine nei colori di un acquerello ed evadono i confini cartacei per rimanere aggrappate al cuore.
“Tu corri inventa cerca cambia tempesta ma torna a trovarmi, un giorno, io sono sempre qui, Domingo.”
Anche noi lettori saremo sempre qui, ad aspettare e a sorridere nei riflessi del sole su Torino.