Jonathan Coe – Middle England

Per chi non avesse capito molto della Brexit.

81XRZqMOL0L

“Middle England” non è un’analisi politica né un’indagine giornalistica. É un romanzo che narra di molte persone – personaggi – profondamente diversi tra loro, per età, estrazione sociale, rapporti interpersonali e soprattutto opinioni su quanto stia succedendo nel proprio paese, che sarebbe il Regno Unito. Un prodotto di fiction, dunque, ma fino ad un certo punto: tra un racconto e l’altro, emerge la premessa corale di un disastro annunciato, ovvero l’insana decisione di indire un referendum per lasciare o meno l’Unione Europea. In tutto il resto del vecchio continente, se non del mondo, ci si è chiesti come si sia arrivati a questo punto. Vivendo a Londra, ho visto l’orrore e la vergogna negli occhi di tanti inglesi e non solo: se siamo tutti contro la Brexit, com’è possibile che stia davvero accadendo? Ma Londra non è un esempio calzante quando si parla di Regno Unito. Ci si dimentica spesso che al multiculturalismo londinese, all’abbracciare la diversità, al cambiamento costante di Londra si contrappongono mille altre realtà piu’ provinciali – e non nel senso cattivo, ma vere e proprie realtà di provincia, piccoli paesi, città più o meno grandi che non sono Londra e che vivono lo stesso cambiamento in un modo più sofferto. Anziani che faticano perché non riconoscono più il paesaggio urbano, perché i loro ricordi vengono scalzati dalla costruzione di centri commerciali dall’abbattimento delle fabbriche in cui hanno lavorato per buona parte della loro vita. Persone che a poco a poco perdono l’abitudine di andare alla grocery sotto casa per scambiare quattro chiacchiere con un gentile commesso, che ora invece parla a stento inglese con un forte accento asiatico. Sentirsi ingannati in qualche modo, rimpiazzati, mescolati contro la propria volontà in qualcosa che non si vorrebbe altro che rifiutare, per salvare la “vera” natura britannica, l’anima di un paese. Ma al di là dei nostalgici, oltre a chi contrappone con astio quello che sono loro e quello che sono gli altri, c’è anche una grande fetta di popolazione che semplicemente si rifiuta di prendere una posizione in quanto non interessata direttamente, cittadini a cui piace limitarsi a coltivare – più o meno metaforicamente – il proprio giardino, osservare placidamente gli eventi come si guarderebbe il fiume o la campagna, senza sentirsi troppo coinvolti in un discorso che pare più grande di loro. Persone focalizzate sul proprio successo personale, che al contrario del Gattopardo si accontentano di sapere che nulla cambierà o che le cose smetteranno finalmente di cambiare – in peggio. Jonathan Coe prende tutto questo e con grande maestria vi mescola i fatti politici realmente accaduti, sfornando un prodotto tragicomico, spesso amaro ed altrettanto spesso umoristico, riuscendo a trasmettere una vivida immagine degli anni in cui ancora della Brexit non esisteva neanche il termine: anni in cui il disagio, il malcontento sociale erano solo uno sfondo a mille voci, storie personali di successi e fallimenti, fino ad arrivare al 23 giugno del 2016 e alla conseguente frattura di un Paese, ai litigi in famiglia, ai divorzi attualmente in corso tra chi era per il No e chi invece ha votato Sì. Coe racconta ma non si schiera – lascia parlare, vivere i suoi personaggi. Chi ha un po’ di buon senso capirà da che parte stare.

Lascia un commento