Giuseppe Genna – History

Per chi avesse familiarità con i buchi neri.

978880466422HIG

Un ricordo d’infanzia è di me e mia sorella intente a spiare i nostri genitori che, con i loro amici, si cimentavano nel Gioco del Dizionario (un giocatore utilizza il vocabolario per individuare una parola particolarmente complessa, gli altri dovranno indovinarne il significato proponendo diverse soluzioni, chi l’azzecca vince punti). A me sembrava una cosa noiosissima, ma pare fosse divertente. Gli adulti sono strani. Chissà se anche Genna nello scrivere questo romanzo abbia voluto giocare con le parole, o se l’utilizzo di vocaboli volutamente astrusi sia davvero una sua peculiarità – e non una sfida al lettore più paziente per logorargli il cervello.

“Questo, parole che fuoriescono, potrebbe venire dopo, sillaba per sillaba, in una lingua nazionale oppure unica e priva di parole, un momento immediatamente prima che divengano parole, è una lingua prima delle parole e concettuale, che ha significati e immagini acclusi dentro, è tutto da spiegare come si dispiega un foglio ripiegato.”

Che fatica, questo libro. Un’opera prolissa, dove ogni concetto viene assediato da più fronti verbali fino a soccombere in un buco nero (che più nero non si può). Da un lato ripetizioni non necessarie, frasi intere riscritte e lasciate lì a spegnersi, punteggiatura al posto sbagliato o del tutto assente quando invece dovrebbe esserci. Dall’altro, una trama inattaccabile, perché l’idea c’è e la storia è interessante, rumorosa, nel senso che ha una sua cacofonia che stride e disturba, emana malessere, evoca immagini negative e asfissianti.  Se Saramago è un maestro dell’armonia, della pace anche nell’orrore, della cristallinità, Genna è la sua nemesi, rappresenta la caduta, la disfatta distopica della contemporaneità attraverso la scrittura.

Peccato per quel problemuccio con le parole.

Peccato davvero.

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