Stephen Fry – Mithos. The Greek Myths Retold

Per chi avesse dimenticato che c’è una spiegazione per tutto. Ed è scritta in greco.

9781405934138

Che gli dèi non fossero entità facili i nerd l’avevano capito dai tempi di Caesar, il videogioco alla The Sims in chiave antica. Ti dimentichi di onorare Cerere? Ecco una bella carestia. Marte? Cittadini in rivolta. Ad ogni mancanza corrispondeva una sciagura. Per contro, rendere omaggio agli Olimpi portava prosperità, pace e amore (tanto amore, se si trattava di Venere). Ma prima ancora di Caesar, chi non ha affrontato l’Iliade e l’Odissea a scuola? Se i grandi poemi epici hanno lasciato segni indelebili nella vita di ogni studente, la cosa che più rimaneva impressa è che tutto, ma proprio tutto, dipendeva dagli dèi. Esiti delle battaglie più feroci, repentini cambi di idee, colpi di fulmine, impossibilità di tornare a casa… tutto nelle mani di esseri superiori, così gloriosi, eppure tutt’altro che perfetti. Volubili, capricciosi, invadenti, egoisti, vanitosi, vendicativi e testardi: questi sono solo alcuni degli aggettivi che potrebbero rappresentare il range divino greco.

Eppure, quanta bellezza.

“Mithos. The Greek Mythd Retold” è un libro geniale nella sua semplicità e a scriverlo non poteva che essere Stephen Fry. É esattamente ciò che recita il titolo: la riscrittura dei miti greci, a partire dal Chaos, l’inizio del tutto, la scintilla divina, “a kind of grand cosmic yawn”, fino ad arrivare allo stabilirsi sull’Olimpo dei dodici dèi ed alle loro simpatiche e corroboranti avventure. In particolare, una grande fetta di libro si dedica alle loro interazioni con gli umani ed ai conseguenti risultati, tra il drammatico e l’esilarante. Fry racconta i miti come se fosse al bar ed ironicamente spettegolasse della persona seduta al tavolo accanto, riuscendo tuttavia a sfoggiare un’erudizione così fresca ed elegante da lasciare senza parole. Poiché tutti quei dati ed aneddoti sono fusi assieme, incastrati in un vortice di rimandi, anticipazioni, note ed appendici che creano un corpus massiccio e ricchissimo. E ci si ritrova stupiti, meravigliati all’idea che i Greci avessero pensato ad una spiegazione per tutto ciò che li circondava, dai massimi elementi (terra, cielo e mare) al più delicato fiore di campo, dall’eco nelle valli all’ape che produce il suo miele, così piccola, eppure protetta da un pungiglione mortale. Ogni mito si trasforma in una favola che inizia con “C’era una volta in una terra lontana, in una penisola sperduta del Mediterraneo, su un monte impervio ed irraggiungibile…”, e non sorpende che spesso, quasi sempre, fosse l’Amore ad alimentare la frenesia divina, un amore che da prassi era “a prima vista”, poiché le fanciulle erano sempre le più belle che siano mai apparse sulla terra, ed i giovanotti dalle labbra carnose avevano il potere di far girare la testa a tutte e tutti. Umani o divini che fossero.

Fry ha il potere di sciorinare informazioni appassionando il lettore, e se ad un certo punto l’ennesimo racconto breve arriva a sembrare un po’ ripetitivo, è solo per prepararlo al gran finale: gli ultimi miti raccontati sono i migliori in termini di narrazione e divertimento, ed arrivati a Mida e le sue orecchie d’asino, l’ultimo dell’opera, verrebbe da chiedersi se tutta la razionalità moderna non sia un po’ troppo sopravvalutata, e non sarebbe meglio invece guardare il mondo con occhi diversi, curiosi, incantati – occhi greci – e scegliere di raccontarne le origini seguendo il proprio cuore. Stando ben attenti a compiacere Zeus.

 

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