Per chi amasse le storie di mare, e i libri.

Non tutte le morti sono uguali e molte di queste potrebbero essere definite stupide e casuali. Ironiche. Salire su un aereo destinato a precipitare per una leggerezza tecnica. Mettere il piede in una buca e cadere dove non ci sono appigli. Un incidente d’auto, la prova che a volte – molte volte – basta una disattenzione per scatenare una tragedia. Queste morti sono terribili perché colgono tutti impreparati. Nessun addio, nessun abbraccio o ultima parola nell’orecchio. Adesso ci sei, tra poco non ci sarai più ma non lo sappiamo ancora, pertanto passiamo il tempo a parlare di cose futili, fiduciosi in un futuro che a breve cambierà completamente.
“Nulla mi è delizia, tranne te.”
Questo è l’infelice caso di Bárður in “Paradiso e Inferno”: basta fissare la mente su un appunto, un verso di Milton, per dimenticarsi qualcosa di pratico, il dettaglio che potrebbe salvargli la vita. Senza neanche rendersene conto avviene lo scambio tra il suo amore per la letteratura da un lato e la propria esistenza dall’altro. Lo stesso amore che il giovane baratterebbe volentieri per un impermeabile o un altro magliore, quando si ritrova in mare con i venti polari che soffiano implacabili e ondate gelide. Sapendo che la fine è in arrivo e che nessuno dei presenti, incluso il suo migliore amico, possa fare nulla per salvarlo. Ed è proprio per quest’ultimo che, a tragedia consumata, inizia l’ora più difficile. Perché se di fronte a tali drammi la maggior parte delle persone fa appello alla razionalità e alla rassegnazione, questo processo si rivela impossibile per chi dentro al cuore ha ancora l’ingenuità dei sogni, le fantasie e le insicurezze di chi è diventato un ragazzo – un uomo – senza rendersene conto, e si ritrova improvvisamente solo. Impreparato. Di fronte ad una vita da vivere, che non si crede più di meritare.
“Paradiso e Inferno” è un canto, un gioiello, una nuvola di versi resi prosa. Un racconto semplice e meraviglioso, un viaggio che celebra valori assoluti ed i grandi interrogativi sulla vita, l’amicizia, l’amore. La forza della Natura e la piccolezza umana. La timidezza, l’accettazione di sé, trovare un proprio posto nel mondo. Fino a far sparire il passato ed i sensi di colpa, fino a riuscire a dire addio, piangendo, ad un amico mancato, che come un fantasma appare e come angelo si dilegua, amato ed irraggiungibile, tra i fiocchi di neve islandese.