Per chi amasse le storie senza capo né coda.

Jean-Baptiste Adamsberg è il commissario più famoso della Francia e gli si perdona tutto. Ha una mente annebbiata che procede a cerchi concentrici e sempre più lontani, fatta di corsi e ricorsi storici, déjà vu, parole sulla punta della lingua, ossessioni ricorrenti. Talvolta, le sue indagini sono talmente campate per aria e così prive di senso logico dal provocare un senso di disagio e sconfitta preventiva nella sua squadra. Al punto da sentire la necessità di mentire, improvvisando dei finti – veri – indizi pur di giustificare una soluzione arrivata per caso, collegando degli appunti insensati, nebule di parole rimaste impigliate a chissà quali appicciose intuizioni. Lo stesso senso di smarrimento è comune anche al lettore che, cimentandosi nell’ennesima prova di non-forza, dimostrazione di una genialità dimessa e non condivisibile, non può che arrendersi e lasciarsi affondare nelle acque stagnanti dei suoi pensieri. In attesa di una corrente che non arriva.
Se ad Adamsberg si perdona tutto, a Fred Vargas un po’ meno. L’affetto indiscutibile verso l’autrice per aver creato un personaggio così sopra le righe inevitabilmente si smorza a fronte di una trama debolissima e difficilmente credibile. “Il morso della reclusa” è tutto emozione e poco cervello, al punto che le indagini di contorno alla vicenda principale risultano ben più interessanti della vera sfida centrale. E purtroppo non basta aumentare la gravità del crimine per renderlo più reale – inevitabilmente, anche la violenza brutale e la morte perdono il proprio contorno aguzzo, la forza del pugno nello stomaco e la carica esplosiva, se nel momento in cui li si nomina le loro forme diventano confuse e annacquate, lontane, evaporando nei meandri di citazioni erudite, sigarette rubate ed improbabili epifanie d’infanzia.
Ad Adamsberg vorrei dire di restare tra noi, che è ancora presto per liquefarsi del tutto nella nebbia parigina. Alla Vargas consiglierei di tornare a scrivere noir, oppure – aimè – di non scrivere affatto.