Jeffrey Eugenides – The Virgin Suicides

Per chi avesse mai dedicato una canzone d’amore. A tredici anni.

71mDSeTvYgL

“Secondo le descrizioni dei ragazzi, Luz era dimagrita, benché fosse impossibile capirlo per mezzo del binocolo. Tutti e sedici menzionarono le sue costole sporgenti, la scarsa consistenza delle cosce, e uno, salito lassù con lei durante una tiepida pioggia invernale, ci raccontò che gli incavi delle sue clavicole si colmavano d’acqua.”

“Le Vergini Suicide”: mai titolo è stato così rivelatore del contenuto di un romanzo.

La storia delle giovani Lisbon, cinque sorelle a cui corrispondono altrettante morti autoinflitte, è il resoconto di un dramma domestico che si consuma lentamente, mentre un’intera comunità sta a guardare e ne parla sottovoce, ma senza fare nulla per impedire che accada. Presentate come angeli biondi dai tratti indistinguibili, dopo il primo – inaspettato – suicidio di Cecilia le sorelle Lisbon si fondono in un’unica sofferta identità, espressione sia di un profondo disagio adolescenziale che dell’incapacità di reagire di fronte a quanto successo. L’io narrante, al plurale, è la voce di un anonimo gruppo di ragazzi ed è anch’esso la rappresentazione di uno stadio mentale, quello del primo amore: una passione mai dichiarata, ed innalzata a quel livello di venerazione che paralizza e rende impossibile qualsiasi comunicazione. Lo scambio tra questi due poli è un gioiello di tenerezza e tristezza, e si realizza tramite flebili segnali: l’accensione di una luce durante la notte, la dedica telefonica di canzoni d’amore. Ma quando questo avviene è ormai troppo tardi e non si può disinnescare una bomba quando manca solo un minuto all’esplosione. Così se da un lato le sorelle non sono state in grado di anticipare, prevedere la mossa di Cecilia, e quindi di  salvarla, dall’altro non riescono nemmeno a salvare se stesse.

Tutti ci ricordiamo di come sia stato difficile essere adolescenti, ed essere figli unici deve essere stato ancora peggio. Ma anche assistere alla deriva di una sorella o di un fratello senza poter fare nulla e sentirsi completamente inutili. Un’intimità forzata e così esclusiva da rendere ancora più difficile qualsiasi tentativo di intervento. E se è difficile cambiare qualcosa dall’interno, altrettanto lo è dall’esterno: ne è prova il fatto che i coetanei che vorrebbero aiutare non possono farlo, e chi potrebbe intervenire sceglie di non rendere quella situazione un proprio problema. Ed ecco come nessun adulto bussa alla porta per liberare le ragazze da un isolamento forzato e tossico. Nessun vicino di casa, insegnante, psicologo o medico arriva a chiedersi se sia il caso di fare qualcosa. Nessuno.

“Il telefono. Nell’elenco dei Larson sbiadito dal sole, fra Licker e Little, ecco la riga intatta con il nome di Lisbon, Ronald A. Era stampato a metà della pagina di destra, privo di codici o di simboli, senza nemmeno un asterisco che richiamasse una nota di dolore.”

“Le vergini suicide” parla di tutto questo ma lo fa in un modo nuovo, leggero ed ironico. Un reportage attentissimo a miscelare la pesantezza a tanti altri anedotti frivoli e scherzosi. Piccole manie personali, cliché liceali, la consapevolezza sempre maggiore del proprio corpo che deflagra improvvisamente quando si salta dalla capanna sull’albero di quando si era bambini, e ci si rende conto che alzando le braccia da terra si arriva quasi a toccarne il pavimento. La routine cittadina è scandita dalle fasi stagionali della natura, dalla vita e morte delle crisope, lo spazzare delle foglie autunnali, il calore estivo che porta all’invasione del lago da parte di alghe dal tanfo asfissiante. L’unico elemento che non appartiene più a questo ciclo ed il cui distacco si fa sempre più evidente ed irreversibile è proprio la casa dei Lisbon: un’entità a sé che a poco a poco si dissolve in pezzi, inizia a marcire, abbandonata a se stessa, un groviglio di polvere, tappezzeria scollata, avanzi di cibo in decomposizione, umori femminili, fondi di punch evaporato, giochi in disuso, lampadine esplose e mai sostituite, tegole cascanti. Ed in mezzo a tutto questo, imprigionate, invischiate in un fluido tossico, le cinque sorelle Lisbon, che annaspano verso la vita finché non scelgono di rinunciare ad essa.

Lascia un commento