Colson Whitehead – The Underground Railroad

Per chi avesse bisogno di una luce in fondo al tunnel.

A1Cu4ywUeyL

Un pugno nello stomaco per chi legge e la vergogna di essere occidentali. Ecco come si riassume questo romanzo che di inventato ha poco e che non a caso ha vinto il Pulitzer. “Unrground railroad” (La ferrovia sotterranea) appartiene allo stesso filone de “The Color Purple” e “Half of a yellow sun”: opere fortemente storicizzate che raccontano di momenti terribili, di cui si preferisce tacere. E possibilmente dimenticare velocemente.

“The only way to know how long you are lost in the darkness is to be saved from it.”

Romanzo crudo che non lascia spazio ai sentimenti perché non c’è tempo di provarne, e se si ha la sfortuna di nascere da quel lato della società, non viene neanche permesso averne. Si vive per sopravvivere e per cercare di scappare il più lontano possibile. Non c’è spazio per l’amore, l’attaccamento filiale, il rispetto della persona. Esiste invece il colpo di fortuna, l’incontro con persone caritatevoli, la consapevolezza che si è vivi per miracolo e non si è morti per puro caso. E se si lascia spazio alla costruzione di piccoli sogni e ci si permette di pensare leggermente al di fuori del proprio cerchio è solo per assistere alla sistematica distruzione di qualsiasi speranza possa nel frattempo essere nata.

Cora è la protagonista del romanzo e la sua è una storia tra mille. Un esempio di cosa sia stato possibile infliggere al genere umano e di cosa sia stato combattuto per ribaltare un sistema malato, selvaggio e odioso. La ferrovia sotterranea rappresenta un’alternativa, l’1% di possibilità di averne una seconda. Di non avere davanti a sé solo tortura e morte. I canali, i tunnel della rete ferroviaria di diramano come pensieri, flebili speranze di pietra che brillano in un mondo ancora più nero. Camminare nell’oscurità, aspettare senza più piangere, nell’attesa che il treno senza nome e senza destinazione alla fine passi davvero. E si fermi anche per noi.

Lascia un commento