Per chi volesse un’analisi puntigliosa dell’amore e della morte.

“Soltanto chi possiede un’arma può volerla usare.”
Questa frase che omaggia la pistola di Cechov (se c’è, bisogna che spari) è presa da una delle numerose digressioni di questo romanzo, frutto dell’incontro di due personaggi a cui segue un lungo capitolo di pochissimi scambi verbali e tanti, tantissimi pensieri e citazioni. Nel libro l’azione è poca, praticamente nulla: tramite gli occhi della protagonista Maria si celebra una coppia che è esempio dell’amore perfetto, attraverso le sue orecchie si viene a sapere della tragedia che l’ha colpita, una coincidenza la porta ad avvicinarsi alla vedova e ad un caro amico del defunto marito, salvo poi scoprire il suo coinvolgimento dell’episodio che ne ha interrotto l’esistenza. Pochi fatti altamente drammatici, dosati col contagocce, sostengono e danno respiro a molte altre pagine letteralmente piene di parole, dalla punteggiatura confusa, al punto da perdere il senso della narrazione. Quello che avviene nella realtà sembra così lontano ed astratto da perdere ogni barlume di verità, per diventare un trattato sull’amore ed i suoi errori, e sulle relazioni interpersonali dettate dall’innamoramento. Dei personaggi non si sa nulla, non vengono descritti se non attraverso le sensazioni ed emozioni suscitate in Maria, che a sua volta è una figura misteriora, di cui non viene detto niente di più del minimo indispensabile per far procedere la trama. Questo accentua il carattere saggistico dell’opera ed un distacco tale da annoiare, quasi. E non basta citare ciclicamente Dumas, Balzac e Shakespeare a sostegno dei comportamenti adottati, uno specchio illustre con cui confrontarsi e a cui fare riferimento per trovare una qualsiasi giustificazione.
Non è il primo libro che leggo di Marías e per quanto la struttura non sia troppo diversa dai precedenti, senza dubbio è il meno riuscito, una copia imperfetta di “Domani nella battaglia pensa a me” ed “Un cuore così bianco”, o meglio, una loro versione verbosa e spoglia. Il confronto non è mai facile, ma i temi trattati sono gli stessi, ed il risultato è anni luce dai precedenti. Che considero due capolavori.