Per chi avesse voglia di vedersi un film.

“Le belve”: uno spaccato del classico superuomo (e superdonna) winslowiano ed un puro esercizio di stile. Sicuramente divertente e ben scritto – per quanto l’andare a capo in continuazione non sia giustificato da un particolare motivo o spessore narrativo. Ma di credibile a livello di trama c’è poco o nulla, anzi proprio nulla, così come è pari a zero quello che (non) viene trasmesso al lettore. Non che l’autore non faccia qualche debole tentativo, come il ricordo della guerra in Afghanistan ed Iraq, ma anche questi richiami vengono in qualche modo ripuliti, azzerati, perdendo valore nel momento in cui diventano parte del gioco. Alcune trovate sono senza dubbio carine: una in particolare, il pasto consumato sotto il tavolo di Laguna. Il resto si dimentica facilmente.
“Le belve” potrebbe essere la sceneggiatura perfetta per un action movie hollywoodiano ed infatti nel 2012 ne è stato fatto un film. Non che questa sia una nota di demerito: ma quando è fin troppo facile immaginarsi un film, al punto da pensare che un film sarebbe meglio del libro, forse un problema c’è.