Per chi avesse un buon ricordo dell’ università.

Ecco un altro libro, l’ennesimo ambientato nei college americani. L’ho letto in inglese e poi riletto in italiano (Le regole dell’attrazione) perché avevo paura di essermi persa qualcosa. Riprendendo “The Marriage Plot” di Eugenides, anche in questo caso i personaggi sono tre, di nuovo una donna e due uomini: Lauren, Sean e Paul. Paul (gay) ama Sean. Sean (indefinibile) ha una storia con Paul ma poi si innamora di Lauren. Lauren (etero) ha una storia con Sean ma in realtà è innamorata di Victor. Victor non ama nessuno, fa un viaggio della madonna in Europa e chi sta meglio di lui. Di Lauren nemmeno si ricorda, figuriamoci se la ama. Povera Lauren, la stessa che nelle prime pagine del romanzo battezza il lettore regalando ai posteri il racconto sbronzo e dettagliato di come abbia perso la verginità – una serie di sfortunati, grotteschi e miserabili eventi al limite dello stupro, durante l’ennesimo party alcolico. Un reportage dell’orrore in cui non ci sono commenti e non c’è rammarico, della serie “Se proprio volete saperlo, è così che è andata”.
Tornando alla triade, tutto il romanzo è impostato sulla relazione e scambio (di battute, liquidi corporei, insulti, gelosie, amore ignorato) tra questi tre personaggi. Ciò che avviene effettivamente e ciò che viene nascosto accuratamente. Un caro Diario in cui si passa costantemente da un soggetto all’altro, e della stessa situazione vengono presentati due, tre, molteplici punti di vista e resoconti. Tutto questo a qualcosa serve: determinare come palesemente sia difficile capire o anche pensare di arrivare a capire la persona che si ha di fronte, per quanto legati a lei si pensi di essere. Far capire quanto poco sincere siano le proprie relazioni interpersonali, e di riflesso quanta stupidità, opportunismo ed egocentrismo ci siano in realtà. Ad ogni parola detta ne corrispondono altre cento solo pensate, che rimangono in un limbo pietosamente non espresso vocalmente, per poi sfociare in una serie di alternative: una di queste è impazzire, una è drogarsi, bere fino a svenire, scappare, uccidersi. Per poi all’ultimo quando si vede il proprio sangue scorrere e si sente la testa leggera e pesante allo stesso tempo, arrivare a rendersi conto per un attimo che forse quella non è la soluzione giusta, ma che ormai è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. E quando in un motel sperduto nel nulla invernale l’aborto si prospetta come unica alternativa possibile, essere incapaci di reagire e semplicemente limitarsi a sperare che il medico non abbia fatto un buon lavoro e ci sia ancora un po’ di vita nel proprio utero. E invece no.
“Rules of Attraction” potrebbe essere un romanzo di legami superficiali e reportage di festini post-adolescenziali. Ma c’è amore, tanto, e sofferenza, tantissima: sentimenti devastanti che non ammettono salvezza o redenzione. Il libro ad un certo puno finisce per non finire, semplicemente si interrompe a metà di una frase. E fa capire che tutto potrebbe ricominciare daccapo, in un altro giro di giostra, uno spaccato di mille vite in cui non cambia assolutamente nulla, e che un quarto personaggio potrebbe essere uno specchio, un riflesso muto di una danza collettiva in cui tutti si sentono su un piedistallo. “Sordi, stupidi e ciechi”, in se stessi persi.