Jeffrey Eugenides – The Marriage Plot

Per chi avesse un cuore diviso in tre parti.

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“The Marriage Plot” (La trama del matrimonio) è un romanzo bellissimo.

Impossibile non indentificarsi nei tre personaggi principali: Madeleine, Leonard e Mitchell. La prima si accontenta di vivere superficialmente in un mondo tutto suo, di un romanticismo fatto di cliché in cui lei è sempre la bella da corteggiare. Un mondo pulito e ordinato, corretto, efficace e senza sbavature. Il rovescio della medaglia è la mancanza di ambizioni, di elementi elettrizzanti: il risultato dei due poli è una vita sostanzialmente noiosa. Madeleine si limita a seguire i binari, senza interrogarsi su cosa esattamente sia facendo, finché non viene travolta dall’impatto di un incontro. Un treno impazzito. Quel treno si chiama Leonard, il personaggio più bello del libro (e non solo del libro. Si espande oltre esso, oscurandone molti altri). Affetto da bipolarismo, le pagine a lui dedicate servono a scavare nella sua testa, rivelandone gli specchi e le buche profonde in cui è sul punto di cadere. “Scenderemo nel gorgo muti”, scriveva Pavese. Allo stesso modo si scende, ci si cala nell’orrore di Leonard, nelle sue crisi e frasi e gesti ripetuti ossessivamente. Paranoie. La sua spiegazione di come ci si senta durante una fase depressiva è di una chiarezza disarmante, poiché si tratta del proprio cervello che dirama in tutto il corpo un messaggio di morte, ed il corpo reagisce dolendo. Fa male, malissimo, tutto. Leggere della vita di Leonard è come affrontare le avvisaglie di una serie di sintomi sempre più gravi, accompagnati da una frase ricorrente – E ancora non era Depressione – una sentenza che fa capire come il peggio debba ancora venire. Eppure Leonard non è solo questo, perché ha una mente brillante, esclusiva e coinvolgente. Ha il potere di far fare alle persone quello che vuole lui, sempre. Carismatico e geniale, rappresenta quello che tutti vorremmo essere. L’anima della festa. Ma non solo: ha il potere di far sentire speciali gli altri nel momento in cui decide di rivolgere loro la parola, includendoli in un processo di comunicazione totalmente inaspettato, intimo, dal risultare disarmante. Lo stesso processo che attua nel parlare con gli psichiatri, a cui si aggiunge la croce di essere intelligente e di non riuscire mai ad abbandonarsi, a sfogarsi (è quello che vogliono? Cosa vorrebbero che io dicessi? C’è una cosa giusta da dire?). Mitchell è il terzo personaggio del libro ed incentra la sua vita sulla ricerca dello spiritualismo, sia esso una religione o un sentimento che lo guidi mentalmente, basta che non sia Amore. Un amore tossico che non è che un mezzo per esaltare i propri errori, il suo non essere uomo. Il viaggio che intraprende è in realtà il resoconto di un fallimento costante nell’attesa di una rivelazione che non arriva fino all’ultima pagina. “Gesù Cristo perdonami perché ho peccato”. Leonard e Mitchell ad un certo punto hanno la conversazione più bella di tutto il romanzo, il loro interrogarsi sull’aver avuto o meno una esperienza mistica e se sia giusto definirla tale. É questo scambio di battute parte della rivelazione di Mitchell, questo e l’abbraccio e la perdita dell’amore impossibile.

E ora l’autore, Jeffrey Eugenides: un meraviglioso prodotto di uno scrittore geniale, capace di affondare la penna nel cuore e nella testa di chi legge. É l’autore a creare il gorgo, un vortice di parole da cui è impossibile staccare gli occhi. Così come è impossibile lasciare la triade o esprimere una preferenza netta: l’ordine e le regole (Madeleine), la creatività e la pazzia (Leonard), la ricerca e l’insoddisfazione (Mitchell) sono parte di noi stessi e tutti conviviamo con le stesse sensazioni. Eugenides è un maestro nelle descrizioni e nel chiudere un cerchio di anni di relazioni altalenanti tramite un finale commuovente e bellissimo, in cui tutti ci separiamo da Leonard e siamo tutti su quella piattaforma e lo vediamo correre e abbiamo paura che salti, siamo talmente terrorizzati da non riuscire a bloccare il pensiero che forse sia meglio così. Le parole che vengono dette sono pugnalate nel cervello e recidono catene pesantissime ed infrangono l’ultima parte del cuore che ancora sperava che tutto sarebbe andato bene e ancora credeva nella linearità della trama matrimoniale.

“I divorce thee. I divorce thee. I divorce thee.”

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