Pier Vittorio Tondelli – Camere separate

Per chi sentisse una particolare affinità con Dawson Leery. E le sue seghe mentali.

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Questo romanzo non mi è piaciuto per niente e lo scrivo con rammarico. Tondelli scrive molto bene, ma si perde nella ricerca della parola perfetta e della citazione azzeccata, non trasmettendo quasi nulla. E non è perché il protagonista sia gay e io invece no: l’orientamento sessuale non c’entra. La testa di Leo è popolata da analisi minuziose di un dolore che ha poco di razionale, che è tutta pancia, e cuore, e poco altro. Invece la sofferenza diventa elenco, spiegazione, confronto del prima e del dopo, una lunga gestazione che crea una separazione tra un sentimento genuino e la sua plastificazione. Di Leo non si sa nulla e la sua vita ha dell’incredibile – si intuisce che sia ricco sfondato e che abbia avuto una carriera fulminante al punto che si sposta tra scenari elitari per scrivere e partecipare a film (che libri? che film?) e va ai party più chic di Parigi e vive nel quartiere più cool di Londra e va negli USA a fare una vita che tutti sogniamo e quando è a Firenze rientra nella categoria “caffettino da Gilli con la macchina del papi”, quella che più detesto –  lo ammetto, questo non aiuta l’immedesimazione. A renderlo umano ed accessibile potrebbe essere la sua personalità ed il modo in cui affronta una perdita immane, come può essere la morte della persona amata. Ma mentre Julian Barnes in “Livelli di vita” ci regala una magistrale e schiettissima descrizione di un dolore lancinante, reale, l’assenza di Thomas è svuotata di tutti i significati nell’ostinazione del volerne per forza trovare uno. Di confrontare il prima ed il dopo ed indugiare in dettagli che non avvicinano e non spiegano, nascondendosi dietro a frasi culturalmente elevate e piccole perle di altri “grandi” autori che confondono ancora di più un sentimento genuino rendendolo sterile e lontano da tutto. Un sentimento di carta e parole stampate che si esaurisce ben prima della fine del libro, al limite dal cadere nel patetico.

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