David Szalay – Tutto quello che è un uomo

Per chi amasse le visioni di insieme.

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Questo è un libro di nove racconti, che poco hanno a che fare l’uno con l’altro se non che i protagonisti sono tutti di sesso maschile e che le storie sono in ordine cronologico, dall’adolescenza alla vecchiaia. Procedendo nella lettura si intuisce sempre più chiaramente che sebbene ambientazioni, caratteri e vicende siano molto diversi, il filo conduttore è proprio la vita, in sé, di un uomo tra mille: un campione a sé stante che esula il contesto, le cui battaglie e delusioni possono essere prese a valere per l’esistenza di cento altri uomini. Nove sono le storie narrate, ma in realtà l’uomo non è che uno.

Io che non amo granché i racconti ho invece amato questo romanzo, proprio per la sua natura corale e inaspettata e per la scrittura di Szalay che è scarna, essenziale e potentissima. Non c’è una virgola fuori posto, ma soprattutto non c’è una parola non richiesta. É tutto lì: un lavoro di cesello ed eliminazione, limpido e preciso, perché sono i fatti a parlare, anche quando si tratta di mettere sulla carta una sensazione, un colpo accusato, un pensiero solitario. Fissare l’acqua nera del mare di notte e non essere mai stati così vicini al suicidio. Avere paura della morte. Volere il divertimento, il successo, la carriera, l’amore. Agognare un’altra occasione per mettere a posto le cose o un altro io, che non rifaccia gli stessi errori.

Se i racconti  si compongono nell’arco di un’esistenza, colpisce come dall’ultimo scritto si ritorni al primo, compiendo un lento giro completo, in un ciclo senza fine che attinge a sé stesso per alimentarne la vita.

 

 

 

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