Magda Szabó – La porta

Per chi fosse colpevole di aver troppo amato.

610jo9cb7nL

“Il suo cervello è come la resina, quando qualcosa ci resta impigliato dentro non esce più. Lei la fa pagare a tutti quelli con cui ha avuto da ridire, me compresa. E almeno gridasse, invece no, sorride. È la persona più vendicativa che abbia mai incontrato, dorme con il coltello a portata di mano e aspetta che arrivi il momento giusto per piantare la coltellata. Lei non graffia, lei, se la faccenda è seria, uccide.”

Emerenc è un nome che non potrà più essere pronunciato con leggerezza, dopo aver letto questo romanzo. La protagonista non è solo una domestica e portinaia: è una figura mitologica, religiosa, regale. Quando la narratrice inizia a descriverne il carattere e gli atteggiamenti, la prima impressione è che si tratti di una forzatura e che un personaggio del genere non possa risultare credibile. É semplicemente troppo: unidirezionale, quadrato, ferreo. E invece una pagina dopo l’altra avviene una magia. Più si va indietro con i ricordi il cubo granitico diventa un poliedro complesso, un prisma dalle mille sfaccettature, per poi perdere la rigidità e assumere una forma liquida, accogliente, vibrante. É impossibile non amare Emerenc anche quando tutto di lei si fa odiare. Se i suoi ricordi sono atroci e la sua storia simile a tante altre, sono le sue reazioni, il suo mondo ad essere totalmente unico. Unicità fa rima con inaccessibilità, e qui si arriva al titolo del libro. Per arrivare al cuore di Emerenc si richiede una fiducia incondizionata e terribile, una forza sovrumana che nessuno riesce a trovare. Le persone sono piccole, sbagliano di frequente, sopratutto quando si impongono di fare del bene. I disastri più grandi dipendono in tutto e per tutto dall’incapacità di gestire le relazioni umane riuscendo a contraccambiare quanto ci viene dato in modo gratuito. L’affetto, la fiducia, l’amore non si possono quantificare. Eppure creano aspettative, una voragine di aspettative che solo in parte vengono colmate. La narratrice racconta la sua storia confessando tutte le sue colpe. Il lettore non giudica perché probabilmente avrebbe fatto lo stesso, e avrebbe perso cento, mille Emerenc, sempre disperatamente, sempre nello stesso modo.

Saramago ha scritto che l’uomo è un animale inconsolabile. Mai frase fu più vera che per “La porta”, mai romanzo fu più intenso e spietato di questo. Bellissimo.

 

Lascia un commento