Julian Barnes – Il rumore del tempo

Per chi si chiedesse se restare sia coraggio o codardìa.

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“Paura: che ne sapevano coloro che la infliggevano? (…) Il violinista gli aveva raccontato che, notte dopo notte, la polizia era venuta a prendere qualcuno nel suo condominio. Mai una retata; una sola vittima per volta, e un’altra la notte successiva: un sistema che accresceva, intensificandola, la paura di chi rimaneva, dei provvisori superstiti. Alla fine erano spariti tutti tranne gli inquilini del suo appartamento e di quello di fronte. La notte dopo si presentò il camion della polizia, sentirono sbattere le portiere giù in strada, e i passi avvicinarsi nel corridoio… e fermarsi davanti all’altro alloggio. Era da quel momento, gli disse Ojstrach, che non aveva più smesso di avere paura, e non avrebbe smesso mai più per il resto della vita, non aveva dubbi.”

Bellissimo libro di Julian Barnes sulla vita di un compositore di musica al tempo di Stalin. Dmitrj Sostakovic divide la sua esistenza in scadenze decennali, a cui corrispondono i temuti incontri con il Potere: dall’essere un artista affermato si vede degradare a produttore di caos, nemico della Patria e dunque del popolo. Per un periodo si riduce a non-dormire completamente vestito, con la valigetta in mano, fuori dall’uscio di casa per essere pronto nel caso in cui lo vengano ad arrestare. La paura della morte è tale da superare anche il desiderio di suicidarsi. Non potendo morire, stringe i denti e sopporta le umiliazioni, finché anche l’uso dell’ironia nelle fanfare trionfanti che si ritrova a comporre non vengono più capite dai suoi amici, che gli voltano le spalle, ed egli si ritrova vecchio e solo imprigionato dai propri ricordi di incontri e di amori, rimpiangendo una giovinezza in cui credeva nella Libertà e nella possibilità di essere sé stesso, senza scendere a compromessi.

Julian Barnes scrive benissimo e tesse una ragnatela di parole sempre più asfissiante e fitta che intrappola il lettore nei ricordi di Dmitrj, costringendolo a seguirli e a vederli ripetersi sapendo che nulla cambierà, che tutto resterà uguale, che ogni cosa sarà sempre peggio, che non potrà incolpare nessuno se non sé stesso.

Dmitrj Sostakovic si dipinge come un debole, un codardo, un isterico in balia delle sue ansie e paure. Incapace di reagire veramente, incapace di rassegnarsi fino in fondo. Ma chi legge avrà un’altra idea alla fine del romanzo. Che lui sia in realtà la persona più coraggiosa di tutta la Russia, e per questo segnata, maledetta, persa in una intricata battaglia psicologica contro tutti, per cercare di mantenere la propria identità.

Non ci sono colpe per questo, rimane l’annichilimento di un uomo solo, che spera nella riabilitazione della sua musica in un futuro segnato dal rumore del tempo.

 

 

 

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