Guido Catalano – D’amore si muore ma io no

A chi servisse un libro da leggere sotto l’ombrellone. In pieno inverno.

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” (…) le disse: “mi sono innamorato di te”

lei disse: “mi sembra una cosa bella perché anch’io di te”

lui disse: “però ci sta un problema”

“che tipo di problema?” chiese lei.

“del tipo a fissione nucleare incontrollata”

“sei un fisico nucleare?”

“no, mi hanno ficcato una bomba atomica nel petto”

“interessante” disse lei “allora è meglio farla finita da subito, ciao me ne vado”

 

e si girò

e camminò

 

nel momento esatto in cui la prima lacrima toccò il suolo

fu l’inferno.”

Non ho mai capito le liste dei libri da spiaggia, consigli di letture facili, scontate, che non impegnano la mente. E’ un vero peccato assecondare l’idea che in vacanza si debba sembrare stupidi; io le mie letture migliori le ho sempre fatte con la risacca nelle orecchie e mi ricordo bene di un’estate in Sardegna ospite di un’amica, al mare con tutta la compagnia: sole delle quattro del pomeriggio, noi tutti a rosolare lentamente godendoci la vita e io che ad un certo punto mi metto a piangere perchè sto finendo “Il libro nero” di Orhan Pamuk ed è un finale da spezzare il cuore.

La mia amica imbarazzatissima.

Quello sì che è un libro da sotto l’ombrellone. Talmente drammatico che uno alla fine ringrazia Dio per aver inventato l’estate e va a farsi un bagno come una fenice che risorge dalle ceneri.

Leggere “D’amore si muore ma io no” è esattamente l’opposto che leggere Pamuk, sia nei contenuti che nel risultato, ma la concezione non cambia. Guido Catalano è autore del romanzo invernale per eccellenza, quando tutto attorno a sé è stecchito, freddo e pure bagnato. Quando la giornata da quando il sole sorge a quando tramonta è di circa 8 ore, coincidenti con l’orario lavorativo, e prima e dopo non c’è che il buio siderale.

“La tele dice che non faceva un freddo così freddo tipo da quattrocentosettant’anni. E’ pericoloso camminare per la strada perché si scivola sulle lastre di ghiaccio che si formano a causa delle lacrime che la gente piange e sparge camminando sui marciapiedi.”

E’ con questo stato d’animo che si può affrontare Catalano.

In altre occasioni meno impervie, la sua eccessiva semplicità, lo stile alla scrivi come magni, la superficialità dei contenuti potrebbero risultare sgradevoli. Della serie, ma chi me lo fa fare. Ma quando tutto attorno è accartocciato e mezzo morto, avviene la magia: quella leggerezza si apprezza. Ai verbi sbagliati ci si abitua subito. La mancanza di contenuti si rivela per quello che è, una successione di poesie o rime in prosa, la trama un pretesto per leggerle tutte. Poesie leggere, certo, ma comunque belle.

Chi ama Pavese storcerà il naso dicendo che i poeti sono altri. E io rispondo che infatti questo è un romanzo. Il primo di una folle estate mentale, che dura tutto l’anno.

 

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