Kazuo Ishiguro – Non lasciarmi

Per chi accettasse con riserva l’idea della morte e dell’amore che finisce con essa.

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Ad un certo punto della nostra vita, meglio prima che poi, sarebbe bello ricevere un messaggio con scritto chiaramente quale sia il nostro scopo e come raggiungerlo. Senza possibilità di errore e tentativi andati male, senza quell’idea malsana di aver sprecato occasioni ed anni interi nel fare cose sostanzialmente sbagliate, abbandonando il timore di essersi accontentati, e di aver rinunciato ai propri sogni per niente.

I personaggi di questo romanzo uno scopo della vita ce l’hanno, scritto nel loro DNA: altro non è che la morte, a favore della scienza. In nome del progresso e della vita altrui. Nessuno di loro ne è a conoscenza dalla nascita: la definizione dell’obiettivo finale (chiamiamolo così) è affidata ad una serie di scuole e collegi preparatori, in cui le informazioni vengono rilasciate a poco a poco, volutamente confuse, in modo da non alimentare il panico e da sostituirlo con una serena rassegnazione. Sei nato per questo, morirai per questo.

Accade tuttavia che anche tra le persone segnate inizino a serpeggiare l’amore e la speranza di avere una vita diversa. I tre protagonisti del libro sono i rappresentanti di questo delicatissimo sogno, che fino alle ultime pagine rimane in bilico tra concreta possibilità e leggenda priva di fondamento. Il dialogo finale è un dialogo con la Morte stessa: guardaci, siamo innamorati, vogliamo vivere ancora, vogliamo vivere assieme.

Lasciaci vivere ancora un po’.

Basta qualche anno.

Basta qualche ora.

Guardaci, noi ci amiamo, perché dobbiamo morire?

Chi legge questo romanzo è destinato a stare male, malissimo, fino all’ultima pagina. Kazuo Ishiguro ha vinto il Nobel per la Letteratura nel 2017. Di solito, dopo un premio così importante i libri dell’autore vanno a ruba: grazie Kazuo e grazie Accademia di Svezia per aver contribuito ad un ineluttabile pianto collettivo, devastante, all’uscita di tutte le librerie del mondo.

 

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