Per chi avesse bisogno di una terapia di gruppo.

“Dieci donne” è un titolo che dice molto sul contenuto del romanzo. Trattasi infatti di dieci racconti, autobiografie di altrettante donne: ognuna declama la propria storia a voce alta, rivolgendosi ad un pubblico invisibile che sembra essere lì solo per lei.
“Natasha mi ha detto che solo raccontando la mia storia avrei potuto mantenere il controllo su di essa. Ed è quello che ho fatto oggi. Per poter guarire, qualsiasi persona deve essere capace di farsi carico dei propri ricordi. E per farlo ha bisogno degli altri. Oggi ho incaricato voi di essere i miei testimoni. Ed è un carico pesante. Sono sfinita.”
E’ proprio così: se parlare di sé stessi stanca, parlare di cose brutte che sono successe stanca tantissimo. Molto meglio lasciar correre, fare finta di niente. Questa è la regola generale: io mi sono così tanto abituata a vivere con un grande sasso sulla testa da ignorarlo ed andare avanti, ma ogni tanto pesa, e pesa così tanto e la pressione è così forte che o ne parlo a qualcuno o mi lascio schiacciare ed impazzisco.
Leggere questo libro non è stato facile, perchè le storie sono belle ma tutte abbastanza tristi, se non drammatiche. L’undicesima mai scritta appartiene a me, al lettore: dopo tutte quelle vite scoperte, è inevitabile alzarsi in piedi e dire qualcosa della propria. Allo specchio. O ritrovare sè stessi qua e là, tra un capitolo e l’altro, a leggere avidamente cose che in realtà fa male anche solo vedere scritte.
“Mi ha colpito parecchio una storia che ho letto sul giornale di una donna che ammazza il marito per difendere la figlia: nessuno ha ucciso per me, e mi fa così male che nessuno mi abbia protetta”.
Quello che più colpisce di questo romanzo è proprio il senso di comunione e condivisione, inaspettato ed intensissimo, tipico di un centro antiviolenza o di una seduta di quelle che si vedono nei film, in stile AA. Mani che si tengono e visi che annuiscono. Va tutto bene, piangi se devi piangere, ridi se ti senti di farlo, nessuno penserà che sei così pazzo.
L’unione fa la forza? Magari no, ma sicuramente aiuta ad alleggerire il famoso macigno sulla testa. A limarlo leggermente. Fino a che non diventa un cuore.