Oriana Fallaci – Lettera ad un bambino mai nato

Per chi fosse madre, sorella, figlia.

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“Ti piacerà la mia mamma. Con lei avrai due mamme e sarà una vera ricchezza. Ti piacerà perché pensa che senza i bambini il mondo finirebbe. Ti piacerà perché è grassa e morbida, con una pancia grossa e morbida per sedertici sopra, due braccia grosse e morbide per proteggerti, e una risata che è un concerto di campanelli. Non ho mai capito come faccia a ridere in quel modo: ma penso che sia perché ha pianto molto. Solo chi ha pianto molto può apprezzare la vita nelle sue bellezze, e ridere bene.”

Cara A.,

Tanti anni fa hai abortito e non ne abbiamo mai parlato. A quel tempo eravamo legate, ma non troppo: ognuna iniziava a costruirsi una vita ed un’ identità lontana dall’altra, volutamente indipendenti ed orgogliose dei propri passi avanti. Vivevamo in due città nuove, diverse dalla nostra di appartenenza. Gli studi, il tuo impegno sociale, l’università. Poi un giorno ho saputo che “avevi un problema”, e che lo avresti sistemato. Mai nominare realmente le cose, sai che non ne siamo capaci. Meglio usare altre parole, che fanno meno paura. Io ti sono venuta a trovare in ospedale, ma in realtà non avevo tanto da dirti, pensavo che avessi fatto la scelta giusta e mi sembra di avertelo anche detto, anzi lo spero, perché non mi ricordo molto. So che eri stesa sul lettino e mi sembravi imbarazzata. Mi hai detto che sarebbe venuta un’altra amica a trovarti e così dopo un po’ me ne sono andata. Una cosa che non ti ho detto, è che poi a distanza di mesi ho iniziato ad avere incubi terribili di me che rimanevo incinta, e dovevo, volevo abortire ma non riuscivo a farlo, e che ad un certo punto pensavo davvero di essere incinta, dovevo essermi autoconvinta di questo perché smise di venirmi il ciclo per settimane, al punto che il mio fidanzato di allora si fece non so quanti chilometri in treno pur di portarmi un test di gravidanza e aspettare con me il risultato.  Di questo non ti ho mai parlato, pensavo di essere stupida e fuori luogo.

Poi dopo qualche mese da quella città che amavi sei andata via. Ci ho messo anni per capire che in realtà eri scappata dai tuoi di incubi.

E dopo sette, otto anni una sera che ho preso l’aereo per venire a trovarti e parlarti dei miei problemi, ad un certo punto ti ho vista piangere e sono rimasta sorpresa, non pensavo che anche tu avessi un problema. E ti vedo balbettare in mezzo a tutta quell’acqua salata, come direbbe Guido Catalano: mi dici che ogni volta che vedi un bambino nella carrozzina scoppi a piangere, e tutto questo dolore che non viene fuori in nessun modo perché non glielo permetti, e allora ti ritrovi a sognarlo, sogni questo bambino ancora troppo piccolo forse per essere considerato tale, ma tu lo vedi come tuo figlio, un bambino che hai ucciso e che non avresti potuto crescere perché era tutto sbagliato, perché il papà non era quello giusto e lo sapevi, perché eri giovane, troppo. Ti vedo disperata. Con questo bambino sogni di parlarci ma in realtà non esiste, non c’è mai stato, e te lo dico ma ovviamente “io non capisco”, non posso capire quel sottile confine tra biologia e coscienza. La tua. Tra la razionalità ed i mostri della mente. Mi racconti di cose che non sapevo: del disprezzo e dei giudizi dei medici che avrebbero dovuto curarti, di come sei letteralmente scappata dal primo ospedale. Di come ogni parola ti si sia stampata nel cuore. Di come quella città ormai parlasse di un aborto, lettere cubitali scritte in ogni vicolo che amavi, occhi che fissavano te, ovunque andassi. Di come un segreto è stato messo in una scatola virtuale e nascosto, ma senza che tu lo sapessi quando ti sei trasferita ti ha seguita e non ti ha dato pace.

Cara A., ho letto “Lettera ad un bambino mai nato” e ho pensato a te, tantissimo. Vorrei che lo leggessi una, tante volte, vorrei regalartelo ma ho paura di fare una cazzata. Tutte le donne dovrebbero leggerlo, ma anche tutti i medici, i papà, i fidanzati, tutti gli uomini.

Perché se c’è una vita dentro di te, ad un certo punto potrebbe non esserci più, oppure diventerà un bambino vero. Succede. E non sarà mai colpa tua.

 

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