Fannie Flagg – Pomodori verdi fritti al caffé di Whistle Stop

Per chi non avesse mai visto il film, e per chi avesse tanta immaginazione.

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“Ruth si chinò su di lei e le mormorò, all’orecchio: “Sei un’incantatrice d’api, Idgie Threadgoode, una vecchia incantatrice d’api…” Idgie le sorrise e guardò il cielo azzurro che si rifletteva nei suoi occhi. Si sentiva felice come si può essere soltanto quando ci si innamora in tempo d’estate.”

Ero piccola, andavo alle elementari, e con i miei genitori sono andata a Torino ad incontrare mia sorella più grande. Mi ricordo un grande incrocio, i tram che passano, scatta il verde per i pedoni ma io non mi muovo: fisso con terrore i binari del tram, convinta che nel momento in cui fossi passata mi sarebbe rimasto incastrato un piede nella rotaia e sarei morta così. Travolta da un tram, proiezione di un’enorme e cattivissima locomotiva. Amen.

Ah, Pomodori verdi fritti… Una generazione traumatizzata dalla prima scena del film, e da quello scarponcino maledetto troppo difficile da slacciare. Una generazione ingenua, che guarda le due protagoniste tirarsi il cibo in cucina, spalmarselo addosso, e che pensa “Belle amiche loro!”. Una generazione di bambini che piangono con Evelyn fuori dal supermercato, con tutte quelle buste strappate, e si esaltano nel momento della sua grandiosa rivincita assicurativa.

Non è facile recensire “Pomodori verdi fritti” – quello vero, cartaceo – con in mente un film che riproduce esattamente buona parte dei dialoghi originali, la cui sceneggiatura è stata scritta con la partecipazione della stessa autrice. Io ho provato a leggerlo ripartendo da zero, immaginandomi i personaggi, ma riuscendoci solo a metà (l’altra metà era troppo affezionata a Kathy Bates per lasciarla andare). La buona notizia è che se il film è molto bello, il libro lo è altrettanto. Il mio rammarico è di non essere riuscita a godermelo. Perché come sempre, ci si trova davanti a mille sfaccettature, personaggi rimasti inpiegabilmente nell’ombra, amori improvvisamente rivelati. Intere pagine divertentissime e amare, ed una costruzione stessa del libro totalmente nuova, ironica, inaspettata.

Se avete già visto il film, provateci comunque.

Se non l’avete visto, approfittatene subito.

In ogni caso: Towanda!

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