Junot Diaz – La breve favolosa vita di Oscar Wao

Per i nerd e gli amici dei nerd, in nome degli amori degli amici dei nerd.

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“Naso rotto, arco zigomatico fracassato, settimo nervo craniale schiacciato, tre denti spezzati alla radice, commozione cerebrale. Ma è ancora vivo, vero? chiese sua madre. Sì, ammisero i medici.”

Questo romanzo è una bomba.

E’ divertentissimo e struggente, unico nel suo genere, tutte qualità tranquillamente applicabili anche al protagonista del libro. Oscar Wao è un ragazzo americano di origini domenicane, che quando apre la bocca sciorina perfettamente tutta la genealogia del Signore degli Anelli salvo poi ammutolirsi al passare di una ragazza. Di qualsiasi ragazza. Oscar ama le donne, le venera, ma il suo essere nerd e abbondantemente sovrappeso gli impedisce qualsiasi relazione sociale con l’altro sesso, che non siano imbarazzanti dichiarazioni di amore ad ignare sconosciute, risolte come da cliché con una risata da una parte ed un defilarsi molto poco eroico dall’altra. I domenicani con cui ha a che fare non gli credono, quando dice di venire anche lui da Santo Domingo: non è possibile, sei grasso, non piaci alle donne, ma dai. Non si è mai visto. Il lettore, in compenso, ama Oscar più di qualsiasi altra cosa, perchè è irresistibile e trasparente nel suo essere un umano problematico. Siamo indulgenti con lui, perché tutti siamo stati adolescenti rifiutati, tutti siamo stati esclusi al college e tutti abbiamo avuto l’ansia da prestazione, un’ansia cosmica che nessuno tra gli autori della Marvel ha mai rappresentato bene quanto lui.

“In settembre partì per il Rutgers College di New Brunswick; sua madre gli diede cento dollari e il primo bacio in cinque anni, il tìo una scatola di preservativi: Usali tutti, gli disse, e poi aggiunse: Con le ragazze.”

Già così come si presenta, come dicevo prima, questo romanzo è una bomba. Ma attenzione, la “La breve e favolosa vita” non è solo questo. Oscar, nelle sue ricerche riguardo alle sue origini, permette al lettore di fare un passo indietro ed affondare, incredulo, nella storia della sua famiglia, testimone della durissima dittatura di Trujillo. Sua mamma, suo nonno, e tanti altri come loro: persone vere, cadute, perse, nel nome di un potere selvaggio e diabolico. Altro che supereroi. Junot Diaz mette in scena il dolore, quello vero, la disperazione di un padre che sa di essere sul punto di perdere sua figlia. Le botte, le torture, la pazzia.

Non si sa più se sia un romanzo o sia storia, o tutte e due assieme, laddove il filo conduttore non può che essere l’amore, quello con la A maiuscola.

E la O di Oscar, paladino dell’amore impossibile, che affronta i mulini a vento e cade, felice, pensando di avere finalmente vinto.

 

 

 

 

 

 

 

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