Jonathan Franzen – Le correzioni

Per chi avesse bisogno di una famiglia. E avesse mai sognato di raccontare della propria.

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“Le correzioni” è un libro su un nucleo famigliare particolarmente devastante. Padre, madre e tre figli, due maschi e una femmina. Il genitori sono anziani, con tutto ciò che comporta – malattie, nevrosi, discorsi petulanti, l’assillante desiderio di “passare l’ultimo Natale assieme”. I figli sono abbastanza cresciuti da temere l’ombra del fallimento, e tirare avanti alternando depressione a colpi di testa scriteriati, in nome di una libertà che lede più che fortificare. La convivenza e le relazioni sociali tra i membri di questa famiglia sono oggetto di lunghe analisi e tacite spiegazioni dettate dai trascorsi dei singoli, che a poco a poco vengono svelati. Ah, ecco perché.

Detto tutto ciò, uno potrebbe pensare di non avere bisogno di tutta questa pesantezza. Di un romanzo che inizia in modo prismatico, difficilissimo, trascinando sé stesso direttamente dalla mentre malata di Alfred (padre) verso un mondo che non conosciamo. Uno potrebbe pensare che tutti abbiamo i nostri problemi e famiglie niente male, e che l’intrattenimento dovrebbe fare questo – intrattenere, e non peggiorare le cose.

“Quando da studente aveva incontrato la parola <<crepuscolare>> nel McKay’s Treasury of English Verse, ne aveva fuso il significato con i corpuscoli della biologia, e così per tutta la vita aveva continuato a vedere nel crepuscolo una corpuscolarità, come la grana della pellicola più sensibile che si usa per fotografare quando la luce è scarsa, come una specie di sinistra decadenza; e da qui era nato il panico di un uomo abbandonato.”

Detto questo.

Se si è abbastanza saldi da superare il primo capitolo, è fatta. Neanche il tempo di ricomporsi e ci si ritrova in un reticolo di inarrestabili avvenimenti concatenati, visti con cinque paia di occhi diversi, annichiliti, immobili, grevi. Pieni di colpe da scaricare e rabbia, tantissima. Si conoscerà il dolore e l’amore in una vigilia di Natale, ed una madre ed un padre che si chiedono “Arriveranno?”.

Cinque personaggi a testimonianza di una storia meravigliosa, scritta in modo impeccabile, colma di ironia, scritta come chiuque che abbia mai sognato di scrivere qualcosa di così bello. Anche solo una frase, che fosse minimamente avvicinabile a quello che è riuscito a fare Franzen con questo romanzo.

“Era davvero straordinario che una cosa del genere fosse anche soltato pensabile: che un vecchio confuso, chiuso in un seminterraro con l’unica compagnia di un fucile, un biscotto e una grande poltrona blu potesse spontaneamente rigenerare un circuito organico abbastanza complesso da capire l’elettricità, ma la quantità di energia necessaria per una tale inversione di entropia superava ampiamente quella che Alfred aveva a disposizione sotto forma di biscotto.”

Ho pensato a tanti modi di recensire questo libro per rendere giustizia all’autore, ma niente.

Però l’ho regalato a mio padre per Natale.

Grazie Franzen.

 

 

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