Elizabeth Strout – Olive Kitteridge

Per chi avesse voglia di sentirsi vecchio.

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” <<Mio padre? Si è sparato. (…)  Niente biglietto>>, aggiunse la signora Kitteridge. << Mia madre la prese malissimo che non avesse lasciato un biglietto. Pensava che fosse il minimo, scriverle due righe, come faceva sempre quando andava dal droghiere. Continuava a ripetere: “Era sempre premuroso, mi lasciava un biglietto tutte le volte che andava da qualche parte”. Ma in realtà non era andato da nessuna parte. Era lì, in cucina, poveraccio.>>”

Subito mi è sembrato un libro di racconti e ho pensato “Oh, no”.

Poi mi sono resa conto che invece è un romanzo corale, cittadino, che ruota saldamente ad un perno centrale nonché titolo in persona: Olive Kitteridge. La signora Kitteridge ha un caratteraccio, è irascibile, lunatica, senza peli sulla lingua, non chiede mai scusa. Le vicende narrate non sono che un rimando al suo tagliente giudizio sul mondo. Il suo personaggio cresce nel corso dell’opera, lentamente, cresce nel corpo che si ingrossa e nella testa, sempre più quadrata e massiccia, granitica. Nell’ultimo capitolo del libro la ritroviamo immensa, imponente e vecchia. Sola, ovviamente, perché diciamocelo, fa un po’ paura a tutti e non è gradevole starle accanto, lettore incluso. Ma è allora che sboccia la primavera (che arroganza, tutta questa luce e questa rinascita non richiesta da nessuno…), il sipario finalmente si apre e da qualche parte in Inghilterra Virginia Woolf capisce il significato di Epifania.

“Eppure, mentre la fissava negli occhi aperti tra il turbinio dell’acqua salmastra, col sole che dardeggiava attraverso ogni onda, pensò che avrebbe voluto che quell’istante durasse per sempre: la donna dai capelli scuri sulla riva che gridava aiuto, la ragazza che tanto tempo prima saltava la corda come una regina, e che ora lo stringeva con una violenza pari alla forza dell’oceano: che mondo folle, assurdo, incomprensibile! Guardala, come vuole vivere, guarda come tiene duro.”

Un romanzo lento si fa strada come uno schiacciasassi, prende la rincorsa e diventa un gioiello. La lezione insegna che per cambiare c’è sempre tempo, morte permettendo.  Olive Kitteridge insegna che la vulnerabilità non si deve sopprimere e che l’amore non si rifiuta con noncuranza. Perché potremmo pentircene e potrebbe non esserci una nuova occasione.

Banale sì, ripetitivo certo. Ma bellissimo.

Rendo merito a Strout per questo.

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