Per chi avesse voglia di imprese eroiche in tempi funesti.

“Ci sarebbe un che di comico in quell’incontro faccia a faccia, se non preludesse alla morte di milioni di persone. Da una parte il biondo in uniforme nera, alto, faccia equina, voce acuta, stivali lustri; dall’altra un piccolo criceto occhialuto, castano scuro, baffi, aspetto tutto sommato assai poco ariano. E’ in quella grottesca volontà di somigliare, grazie ai baffi, al suo capo Adolf Hitler che si manifesta fisicamente il legame di Heinrich Himmler con il nazismo, altrimenti poco evidente di primo acchito, a parte i vari costumi di scena di cui può già disporre.
Contro ogni logica razziale, chi comanda è il criceto.”
Leggere a Londra non e’ facile. Prendo la metro e scendo dopo sette fermate. La sera uguale. Sono arrivata alla conclusione che è più bello prendere la metro con un libro aperto. Intanto si limita il rischio di dormire in posizioni imbarazzanti e poi, se poi il libro è HHhH, è ancora più bello, perchè si può salire a Londra e scendere a Praga.
Il merito è tutto suo, di Laurent Binet. Che è bravo a partire con umiltà – voglio scrivere un libro storico perchè ce l’ho in testa e mi sono documentato, sappiate comunque che non mi sembra di saperne abbastanza. La sua abilità sta tutta qui: nella franchezza quando dice “In effetti questo non lo so”. Perché HHhH vuole essere la fedele ricostruzione di un evento storico di portata mondiale, e se i fatti – la Storia – parlano chiaro, meno facile è inventare di sana pianta dialoghi a cui non si era presenti. Hitler chiama Himmler, é infuriato, ma COSA esattamente gli avrà abbaiato contro? Di questi interrogativi ci rende partecipi Binet. All’inizio sembra una forzatura, poi si capisce che questo è un libro-matriosca: c’è l’evento, c’è un narratore che descrive l’evento, c’è l’autore che interviene per mettere in discussione quello che il narratore ha appena scritto. Questo avviene sciorinando le fonti, siano esse libri, film, mostre, fotografie, documentari, dando ragione o torto ai suoi predecessori, avvalorando o distruggendo le sue stesse tesi. L’autore che racconta di come sia avvenuta la stesura del libro, ed immancabilmente lascia spazio alla sua vita. Quanto ho scritto quel paragrafo uscivo con Natacha. Ma poi mi ha mollato, e mi é toccato rimanere solo con Heydrich. Che paura, non lo invidio.
Il libro parla di un’impresa eroica, L’Impresa Eroica per eccellenza.
Siamo nel 1942, planano a Praga due paracadutisti in incognito, con l’ingrato compito di uccidere Heydrich. Non sono mai stati nella città ma l’hanno studiata sulle mappe. I praghesi li aiutano. La curva c’è, la macchina pure, l’attentato si compie. Il resto è Storia. In mezzo si ride e si piange. Si ride con Binet che riesce con ironia ed eleganza a rendere leggibili anche i paragrafi più feroci – la morte rimane comunque morte, e l’orrore l’orrore, come direbbe quell’altro. Si piange con Binet perché lui vuole così, si capisce che lo ha fatto, e così deve essere (Ess muss sein! direbbe quell’altro ancora).
Una bellissima e dolorosa Praga fa da sfondo ad una tragedia annunciata, l’orologio rintocca, lo scheletro suona la campana, sono già a Pimlico e non mi ricordo come ci sono arrivata. Non stavo scappando dalle SS?
Se penso alla cosa più coraggiosa che ho fatto nella mia vita, non è nulla in confronto a Jan e Jozef. Solo all’idea capisco cosa intendesse Zerocalcare in Kobane Calling: parli con un nonnetto che ti sembra un sempliciotto e anche mezzo rimbabito, e viene fuori che ha combattuto ed ha rischiato la vita così tante volte da farlo sembrare normale, e sei tu l’anormale che al massimo hai attraversato guardando a destra, mentre c’era scritto a chiare lettere GUARDA QUELLA CAZZO DI SINISTRA. Io ho rischiato un pochino – avrei potuto morire in una occasione sola, e sinceramente me la stavo facendo addosso. Non sono stata né eroica nè invincibile. Ma forse perché si trattava di me stessa e non di un’ideale. Se avessi dovuto difendere non solo me, ma le mie sorelle, o le mie amiche, o tutte le donne del mondo: forse sarebbe andata in modo diverso. Se avessi conosciuto Jan e Jozef: forse sarebbe andata in modo diverso. O forse no. Ma il passato é passato e non si può cambiare.
Questo ci insegna Binet.