Per chi non si fidasse dei best-seller. A ragion veduta.

Un’ indagine serrata, ricca di colpi di scena, non può cambiare le sorti di un romanzo insulso.
Nucleo del libro è la storia d’amore tra la brutta copia di Humbert Humbert (sigh) ed una povera ragazzina, sicuramente problematica ma altrettanto poco intelligente. Patetici dialoghi e scambi di lettere da quinta elementare fanno da sfondo ad un Harmony da leggere sotto l’ombrellone. N-O-L-A. Avrebbe potuto chiamarla LO-LA, e almeno avrebbe reso omaggio alla fonte.
Questo è il ‘fulcro’ della vicenda, che prende piede nella prima parte del libro e che solo chi tiene duro riesce a superare (o dimenticare).
Poi parte l’indagine, che come scrivevo prima è di fatto appassionante: il lettore è nelle mani di chi scrive e che fondamentalmente sospetta di tutto un paese, con esiti spesso confusi e inverosimili, oltre che ripetizioni che non tornano (gente che già piange e poi, nella pagina dopo, scoppia improvvisamente a piangere. Ok.).
Ad accompagnare la fusione tra il prima e il dopo, l’orrore che poteva essere evitato: i dialoghi tra i due geni della letteratura contemporanea, Harry e Marcus, ed in particolare l’elenco dei suggerimenti su come diventare scrittore. Una guida alla banalità che stento a credere sia stata veramente pubblicata.
In sostanza abbiamo: da un lato un’amicizia e una storia d’amore inconsistenti, dall’altro un delitto e un conseguente giallo molto coinvolgente, orchestrato ad arte per rimanere nel dubbio fino all’ultima pagina. Peccato che quest’ultimo attinga e dipenda direttamente dall’altro filone, perdendo molto e guadagnando veramente poco.
Non ne vale la pena.
(Archivio – 2016)