Irvine Welsh – Il lercio

Per chi fosse forte di stomaco. E di occhi per leggere.

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“Do un’occhiatina anche ai giornali porno (…) Non mi sento mica colpevole per questo; il mio lavoro è di quelli dove è pericoloso pensare troppo, perciò la soluzione più pratica è incanalare l’energia in qualcosa che sia il più semplice possibile e nello stesso tempo non ti danneggi. Per molti di noi il sesso soddisfa questa necessità.”

Romanzo superlativo di Welsh.

Il fatto che sia un libro orribile, volgare, disturbante, che tratti di argomenti schifosi e degradanti, che il protagonista oscilli tra l’essere uno stronzo, un vendicativo, uno stupratore, omofobo, diabolico, meschino, burgiardo e testa di cazzo non sono che piccoli dettagli su cui il lettore sorvola incredulo. E infatti non si può fare altro che tapparsi il naso e andare avanti a leggere fino alla fine, in cui il cerchio si chiude e diventa tutto poesia.

“Infatti proprio questo è un boemièn, a rigore di definizione: uno stronzo tossico alcolizzato che piglia per il culo i mezzasega danarosi di sinistra facendosi credere un intellettuale del cazzo.”

(Archivio – 2016)

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