Emmanuel Carrère – Vite che non sono la mia

Per chi fosse pronto ad affrontare la morte.

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Per leggere questo romanzo ci vogliono degli accorgimenti: fazzoletti (tanti), pensieri felici che facciano da contraccolpo, il non avere esperienze dirette o vicine o recenti di tsunami e morti per non crollare a metà lettura.

Da una parte l’ingerenza dell’autore è insopportabile, il finale noioso, ci sono molte ripetizioni, qualche volta lui stesso perde il filo. Dall’altra, parlare della morte in questo modo, della vita, dell’amore con la sua semplicità è un pregio per lui ed un privilegio per chi riesce ad arrivare alla fine.

Della serie: romanzi che ti fanno sentire meglio dopo averti devastato e rovinato molte nottate.

(Archivio – 2016)

 

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