E se Gabriel Garcia Marquez fosse nato a New York?

Questo romanzo mi ha impegnata per circa due mesi e la ragione sta tutta nel suo peso. Nel senso che pesa tantissimo, ed è complesso portarselo dietro, in una borsa, per tutto il giorno. Ma è anche un romanzo pesante, lento, che apre mille parentesi per poi chiuderne la metà. Spesso vago, difficile ricordarsi tutti i personaggi (tipo Cent’anni di solitudine in versione USA). Poi capita una pagina tra mille e finalmente capisci una frase di 200 pagine prima. E diventa, o meglio si conferma un romanzo meraviglioso.
“Elanor voleva andare in un ristorante giapponese, ma non solo. Voleva andare in un posto dove, diceva la guida, ci si sedeva sul tatami.
Marvin pensò che se avesse vissuto cent’anni prima di incontrare Eleanor, avrebbe fatto le stesse tre o quattro cose nello stesso ordine ogni giorno, e poi, non appena conosciuta Eleanor, a cento e uno anni, si sarebe seduto sul pavimento a mangiare alghe marine.”
(Archivio – 2016)