Domenico Starnone – Lacci

Per chi riuscisse a mantenersi impassibile di fronte alle tragedie sentimentali.

L’alternativa è mettersi a ridere.

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“Agli occhi non si può comandare, presto o tardi uno sguardo scappa.”

Una storia e una famiglia finita in tragedia e poi malamente recuperata, vista dagli occhi di lei, di lui, e dei figli. L’unica parte che valga la pena leggere con attenzione è quella di lui, cioè il marito, inaspettatamente delicata e appassionante, quasi mai banale. Sul resto del romanzo è meglio stendere un velo pietoso, tra le lettere della moglie che trasudano drammaticità al punto da essere ridicole, e lo sconclusionato non-finale della prole.

Bene ma non benissimo.

“In tutto quell’anno, malgrado gli incontri con mia moglie e i bambini, non era contato altro che Lidia primaverile, Lidia estiva, Lidia autunnale, Lidia invernale.”

(Archivio – 2016)

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