Per chi volesse saperne di più sulla condizione umana, ma ne avesse anche paura.

Per ragioni che mi appartengono ogni volta che leggo DFW mi sembra che si rivolga a me in prima persona. Sarà lo stile e la scelta delle parole, sarà l’impatto profondo come un pugno nello stomaco dei temi che sceglie di trattare. La bruttezza umana, le perversioni, le dipendenze, il subdolo tornaconto personale, le cose che nessuno ha mai il coraggio di dire ad alta voce per vergogna di se stessi: questi non sono che squarci di “Brevi interviste con uomini schifosi”, romanzo da leggere, romanzo per stare male, e per aprire gli occhi.
“Io non dico che le vittime non esistono (…) pensa, subire uno stupro collettivo ed essere umiliata e picchiata a sangue fin quasi a rimetterci la pelle per esempio. Nessuno direbbe che è una bella cosa, non dico questo. (…) Ma cerchiamo di vedere in prospettiva un paio di cose. Una che è dopo lei sa qualcosa sul proprio conto che prima non sapeva. Quello che sa è che la cosa in assoluto più umiliante che poteva anche solo lontanamente immaginare succedesse a lei ora le è successa per davvero. Ed è sopravvissuta. E’ ancora qui. (…) Ora l’idea che ha di se stessa e di cosa è capace di sopportare eppure sopravvivere è più grande. Ampliata, più vasta, più profonda. Lei è più forte di quanto in fondo non pensasse, e adesso lo sa, sa di essere forte in modo completamente diverso da come lo sai soltanto perché te lo dicono (…). E inoltre adesso sa anche di più sulla condizione umana e la sofferenza e il terrore e l’abbruttimento. Voglio dire, tutti ammettiamo che la sofferenza e l’orrore rientrano nel fatto di essere vivi e di esistere, o almeno a parole la conosciamo tutti, è la condizione umana. Ma ora lei la conosce per davvero. Non dico che la cosa la elettrizza. Ma pensa ora quant’è più grande la sua visione del mondo, quanto più vasto e profondo è ora il grande quadro nella sua mente. E’ in grado di capire la sofferenza in modo completamente diverso. E’ più di quanto era prima. E’ questo che dico. E’ più essere umano.
Ora sa qualcosa che tu non sai.”
(Archivio 2016)