Murakami Haruki – L’uccello che girava le viti del mondo

Per chi credesse nel potere dei sogni.

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“Ogni volta che mi trovo in uno stato confusionale, io stiro camicie. Da tempi immemorabili.”

Come sempre ci sono due storie in una: la prima è lineare e pratica (un uomo che, lasciato da sua moglie, cerca di ritrovarla per riprendersela), la seconda è un casino, un mix di eventi paranormali, di spiriti, poteri magici, medium, presentimenti e sogni (tanti sogni). Murakami non si pone alcun problema di credibilità, e se è tranquillo lui, figuriamoci io. Questa storia parte lentissima e poi diventa una soffocante corsa contro il tempo; all’inizio mi è piaciuta con riserva, aspettando che tutto iniziasse davvero, e poi semplicemente l’ho amata per quello che era: una storia bellissima.

“Forse lei non lo sa, ma le anatre sono persone molto serie, non mi stancherei mai di guardarle. Non riesco a capire perchè a tutte le altre ragazze non gliene freghi niente (…). Dovrebbe vedere le signore anatre quando arrivano battendo le ali nell’aria e atterrano sul ghiaccio, fanno certi scivoloni finendo a zampe all’aria! (…) Le signore anatre hanno delle zampe piatte molto carine, arancioni, del colore degli stivali dei bambini delle elementari, ma poco adatte a camminare sul ghiaccio, così tutte scivolano in continuazione. A volte cadono sul sedere. Di sicuro non sono provviste di antiscivolo. Quindi l’inverno per loro non dev’essere una stagione molto piacevole. Cosa pensino del ghiaccio nel loro cuore io non lo so, ma non credo che lo detestino tanto, a forza di guardarle me ne sono convinta. Borbotteranno “ah, di nuovo questo ghiaccio, be’, pazienza!” Ma l’inverno è l’inverno, e tutto sommato sembrano vivere felici e contente.
A me piacciono molto, queste signore anatre.”

(Archivio 2015)

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