Mario Benedetti – La tregua

Per chi fosse forte di stomaco, cuore ed organi in generale.

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“Nel giro di un’ora e un quarto, sono passate esattamente trentacinque donne interessanti. Per ammazzare il tempo. ho abbozzato una statisca dei particolari che più mi piacevano in ciascuna. (…) Ecco i risultati: di due, il viso; di quattro, i capelli; di sei, il seno; di otto, le gambe; di quindici, i fianchi. Netta vittoria dei fianchi.”

Allora, non c’è modo di commentare questo romanzo imperfetto ma bellissimo se non fare qualcosa di imbarazzante tipo: mettersi a piangere. Detto questo, La Tregua è un diario di un uomo 50enne in attesa della pensione, del derivante Ozio e della paura della solitudine. Poi arriva una donna, anzi una ragazza, e apre uno spiraglio di quello che potrebbe essere la salvezza. Detto così è già patetico, quindi figuriamoci il libro, e quindi in definitiva abbiamo un libro patetico, imperfetto e bellissimo.

“Adesso i rapporti tra me e Dio si sono raffreddati. Lui sa che sono capace di convincerlo. Io so che lui è una solitudine remota, alla quale non ho mai avuto né mai avrò accesso. E ce ne stiamo così, ciascuno sulla sua riva, senza odiarci, senza amarci, alieni.”

(Archivio 2015)

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