Fabio Genovesi – Chi manda le onde

Per chi dubitasse del Premio Strega. Chissà perché.

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Rieccoci con un premio Strega, e io che avevo giurato che MAI PIU’ sarei caduta nel tranello, dopo Scarpa e soprattutto Nesi.
Leggere Fabio Genovesi ti fa venire voglia di essere un critico letterario o un copywriter o un qualsiasi addetto ai lavori che possa avere la credibilità di telefonare all’autore per redarguirlo: “Ma qui, QUI stavi andando bene, diciamo pure alla grande, ma perché ti sei perso in un mare di minchiate?”- il mare è ovviamente un riferimento al titolo. Che poi bho, il romanzo è sicuramente leggibile, veloce, si è curiosi di arrivare alla fine, e questo è sempre positivo. Ma il modo in cui è scritto lo è molto meno, è fastidiosissimo: l’autore passa dal sembrare Ammaniti (cioè, sembra che lo imiti -anzi leviamo il sembra, lo imita e basta in un modo vergognoso e spero per lui non propriamente voluto) per poi riprendersi e trovare la sua vera natura, un concentrato del melenso ed improbabile Andrea di Carlo in Villa Metaphora (la massima vergogna in tema di romanzi italiani assieme ai quei due di prima). La sensazione è che scriva male ‘apposta’ per far calare il lettore nell’inganno che a scrivere sia davvero una bambina, una mamma ignorante e burina, un supplente sfigato. Raggiunge l’apice con Zot, il quale non appena apre bocca sembra un personaggio della Compagnia dei Celestini e ci si aspetta che viva con i diavoli di Elianto, tanto è un prodotto di pura fantasia benniana che cozza con la descrizione del chioschetto dei giornali a Viareggio. Tornatene su Marte, Zot, è meglio. Questo esperimento del calarsi nei panni non riesce appieno (come forse si evince) ed anzi, causa l’effetto opposto: succede che io leggo e mi immagino Genovesi che scrive e mentre scrive pensa a come dovrebbe pensare una parrucchiera, magari si mette pure i bigodini per calarsi nella parte, ed intanto il lettore si commuove pensando ai veristi, quelli sì che erano piuttosto bravini, a Queneau e agli esercizi di stile (almeno lui faceva outing nel titolo).

“A volte succedono delle cose che non puoi fare altro, puoi solo metterti a piangere e andare avanti così, aspettando il momento che ti riesce qualcosa di diverso.”
(voglio morire abbracciata a Fabio Volo)

“(…) Genovesi – che mi confessa che gli ha fatto molto piacere scoprire che tra i libri acquistati qualche giorno fa dal premier Renzi c’è anche il suo, “nonostante io sia uno scrittore lontano dalla politica” (da http://www.huffingtonpost.it/giuseppe-fantasia/chi-manda-le-onde-fabio-genovesi_b_6626350.html).

(Archivio 2015)

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