José Saramago – L’anno della morte di Ricardo Reis

Per chi mischiasse la vita con la morte, i poeti con i fantasmi.

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“Vediamo come è rimasto Ricardo Reis a sorridere ironicamente, è un atteggiamento delle labbra che non inganna, quando chi inventò l’ironia inventò l’ironia, dovette anche inventare il sorriso che ne dichiarasse l’intenzione, impresa questa molto più laboriosa, Lidia, dice, e sorride. ”

Quando sono stata a Lanzarote a visitare la casa di Saramago, la bravissima guida local mi ha spiegato che essendosi culturalmente auto-formato, José non sapeva che Fernando Pessoa e Ricardo Reis fossero la stessa persona, il secondo uno pseudonimo del primo. Leggeva Pessoa e leggeva Reis, godendo di entrambi. Quando morì Pessoa ne uscì distrutto e tuttavia non smise di aspettare il prossimo scritto di Reis. Invano. Solo dopo anni, scoprì più o meno per caso che Ricardo in realtà non esisteva. Così nasce il romanzo, un ultimo omaggio ad un grande scrittore in realtà mai nato, e per questo mai morto.

In questo romanzo c’è tutto quello che amo di Saramago. Ci ho messo un mese per leggerlo e ce ne vorranno altri nonsoquanti per digerirlo. Per adesso sono ferma al fantasma di Pessoa (40esima pagina circa). Che bello.

“Quando è entrato in camera, ha visto che il letto non era stato preparato e il secondo cuscino non era uscito dall’armadio. Solo una vaga pena inconseguente indugia un poco alla porta del mio animo e dopo avermi un attimo fissato passa, sorridendo di nulla, ha mormorato. “

(Archivio 2014)

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