Gregory David Roberts – Shantaram

Per chi volesse sentire nomirare l’India sapendo che non sarà più la stessa cosa.

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Se non sei appassionato dell’India questo romanzo te la farà amare. Se lo sei, comprerai un biglietto per Bombay all’indomani della fine del libro.

Danze con gli orsi, processioni, dondolii di testa, monsoni e sorrisi sono le cose belle di questo romanzo. La sensazione che sia (quasi) tutto successo per davvero fa sì che le quasi mille pagine scorrano veloci (anche quando si disserta di filosofia e dell’origine del mondo). Le scene più banali ed evitabili sono: innamoramenti, descrizioni di sesso/amore e soprattutto i commenti superflui su quello che succederà/è già successo (“Se solo avessi saputo… se mi fossi soffermato a chiedere il perché di questo e di quello…”, ma anche no). Vincono su tutto: il colera, l’evasione, Arthur Road, e tutto quello che riguarda l’orso Kano, mio indiscusso personaggio preferito, assieme a Didier.

“Il nostro sangue e il sudore hanno quasi la stessa composizione dell’acqua di mare. Portiamo oceani dentro di noi, nel nostro sangue e nel nostro sudore. E con le nostre lacrime, piangiamo oceani.”

(Archivio 2014)

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