Per Holden.

Non voler altro che stare in pace, in silenzio, a leggere, per il resto della propria vita. Lasciar perdere le persone, l’obbligo a relazionarsi, la tendenza a fare gruppo. Il farsi piacere per forza uno spettacolo teatrale. Scusarsi. E poi c’è una nonna che parla con il protagonista e capisce ben più di quanto James arrivi ad abbracciare. E poi ci sono i dialoghi snervanti e surreali con la dottoressa che dovrebbe farlo ragionare, con la sorella, la madre, la galleria d’arte, il fingersi un’altra persona, voler comprare una casa nel Kansas. Diciotto anni sono pochi e tantissimi, se si entra nell’ordine delle idee che un’eredità di soli oggetti possa servire da supporto per la propria vita futura. E che, soprattutto, un giorno questo dolore ci sarà utile.
(Archivio 2012)