Per chi si domandasse se l’esistenza di qualcosa dipenda dalla capacità
di nominarla correttamente.

Questo è il secondo romanzo che leggo quest’anno riguardo ad ambienti in cui la burocrazia, le regole, i gradi ed i ruoli scandiscono la vita dei protagonisti (in questo caso la Conservatoria Generale dell’Anagrafe, nell’altro – ‘Il re pallido’, D. F. Wallace – l’agenzia delle entrate). Ed è la seconda volta che rimango senza parole quando da una cornice così piatta – i moduli, il lavoro ripetitivo, la lancetta delle ore – si arriva a qualcosa di imprevedibile e raro. Per cercare di ricostruire la vita di una persona Sconosciuta, il Signor José, ultimo nella scala gerarchica ed uomo medio per eccellenza, solo, non povero ma quasi, si getta in un turbinio di regole infrante, da cui egli stesso è tavolta sopraffatto (in quel caso, parla con il soffitto) fino ad arrivare ad un punto in cui sono la stessa morte ed i suoi luoghi a non avere più un codice di riferimento. Questo romanzo è un magico filo di Arianna si lascia dipanare e si riavvolge su sé stesso, in un clima di sospensione onirica che motiva i dialoghi senza punteggiatura ed un continuo entrare ed uscire tra realtà ed immaginazione.
(Archivio 2012)