Per chi fosse pronto a fare il grande salto. E a non voler più tornare indietro.

1281 pagine. Questo romanzo parla di dipendenze, tossicodipendenze, separatismo quebecchiano, pubblicità, tennis agonistico per giovani promesse americane, abusi di minori, suicidi,e una misteriosa pellicola-sirena che promette Infinito Intrattenimento e porta alla morte chiunque la guardi. E tutte queste storie sono intrecciate assieme in modo discontinuo e improvviso. E sempre, per qualche ragione, mi sono immedesimata nelle parole dei protagonisti, come nel più empatico incontro degli Aa. E’ bello (“Sono così bella che sono deforme”, Joelle) e terribile.
“Se in virtù di carità o disperazione doveste mai trovarvi a passare del tempo in una struttura statale di recupero da Sostanze come la EH, verrete a sapere molte cose nuove e curiose. Scoprirete […] Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza. Che è possibile addormentarsi di botto durante un attacco d’ansia. […] Che la maggioranza delle persone con una dipendenza da Sostanza è anche dipendente dal pensare, nel senso che ha un rapporto compulsivo e insano con il proprio pensiero. […] Che ci vuole un grande coragggio per dimostrarsi deboli. Che nessun singolo momento individuale è in sé insopportabile. […] Che provare a ballare da sobri è tutto un altro paio di maniche. Che per qualche perversa ragione, è spesso più divertente desiderare qualcosa che averlo. Che è consentito VOLERE. Che tutti sono identici nella segreta tacita convinzione di essere, in fondo, diversi dagli altri. Che questo non è necessariamente perverso.” (Pagg.239-245)
(Archivio 2011)